Sala dei ritratti

La Sala dei ritratti della Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano comprende dieci dipinti, di cui sette di Carlo Magini, due di Sebastiano Ceccarini e uno di Jacob Ferdinand Vouet.

Tutte le opere ritraggono personaggi fanesi dell'epoca.

Di seguito sono riportate le descrizioni delle opere redatte dal prof. Franco Battistelli in occasione della pubblicazione dell'opuscolo La Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, nonché i collegamenti alle fotografie di ogni tela.

Carlo Magini

Ritratto del conte Giovan Gastone Marcolini

Ritratto della contessa Silvia Coccapani Marcolini

Coppia di ritratti, acquistati dalla Cassa di Risparmio nel 1985, commissionati al Magini dal Balì conte Giovan Gastone Marcolini dopo che il gentiluomo fanese, vedovo della contessa Anna d'Aste, sposò in seconde nozze la contessa Silvia Coccapani di Modena, vedova a sua volta del conte Ottavio Ferretti di Ancona.
La contessa è ricordata da chi la conobbe come «bella, ma molto capricciosa», una donna che «non bramava altro che il divertimento e la conversazione». Certo è che fra il sesto e il settimo decennio del secolo XVIII la stessa seppe fare di Palazzo Marcolini il teatro di un'intensa vita mondana, sede di ricevimenti e visite importanti come quella della Elettrice di Sassonia, vedova di Cristiano I (1772).
Nel 1783 entrambi i coniugi Marcolini si trasferirono a Roma, dove rimasero per un anno e mezzo circa; rientrati a Fano, il conte vi morì nel 1786 e fu sepolto in S.Pietro in Valle.
L'altera nobildonna, come scritto da Bonita Cleri, appare nel ritratto maginiano «abbigliata riccamente con una mise abbondante di decorazioni, dalle rose intessute sull'abito, ai pizzi, ai gioielli che costituiscono un tutt'uno con lo stesso abito». La stessa regge con la sinistra una navetta «forse simbolo dell'industriosità femminile, con particolare riferimento alla direzione del menage familiare».
Anche nel caso del conte Giovan Gastone, il ritratto lo raffigura con relistica insistenza nei dettagli dell'abbigliamento, compresa la grande croce dei Cavalieri di S.Stefano Papa e Martire, ordine di cui il Marcolini rivestì notoriamente la carica di Balì come confermato dalla scritta posta sul foglio in basso, a sinistra dell'osservatore: «A Sua Eccellenza / il Sig.r Balì Giov.Gastone / Marcolini/ Per / Carlo Magini Pittore».

Esempi entrambi di ritrattistica celebrativa, i dipinti uniscono un'attenta cura della forma con una penetrante indagine psicologica, testimonianza della lezione che il Magini seppe trarre dai ritratti del maestro e zio Ceccarini, sia nell'impostazione delle figure che nei dettagli esornativi.

Franco Battistelli

Bibliografia: Montevecchi 1986, p.471; Zampetti 1990, pp.294, 297-298; Cleri in Zampetti 1990, pp.124-125 (schede 15 e 16); Battistini 1993, pp.284-285 (scheda 516).

Ritratto dell'abate Antonio Modesto Gasparoli

Il dipinto, acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1985, è datato, in uno dei fogli in basso a sinistra, 1772 (o 1774?).
Dai documenti d'archivio si sa che l'abate Gasparoli era figlio dell'erudito e architetto fanese Francesco Gasparoli, autore di una raccolta di notizie sui fanesi illustri, di altra raccolta con trascrizioni epigrafiche e di un trattatello di architettura militare: opere tutte rimaste inedite perché elaborate solo per l'educazione dei propri figli.
Nella sua impostazione celebrativa il ritratto rimanda a Sebastiano Ceccarini, zio del Magini, ma nell'insieme degli oggetti posti sul tavolo (carte e calamaio), nella penna d'oca tenuta dal Gasparoli con la mano destra e nel grosso anello infilato al dito mignolo della mano sinistra si avverte anche l'abilità del naturamortista. Evidente, inoltre, la capacità tutta particolare dell'artista nell'indagare il carattere del personaggio effigiato con sottile e bonaria ironia. Oltre che nell'aspetto fisico, quindi, anche nella profondità dell'animo, così da offrire l'immagine dell'uomo-abate nella sua completezza.

Come ha ben scritto Pietro Zampetti: «Non tutti gli ecclesiastici sono dello stesso stampo: l'abate Antonio Modesto Gaparoli è tipo diverso, ama la vita, si compiace di quello che è, s'accontenta di sé e del prossimo suo, al quale rivolge uno sguardo ben diverso da quello penetrante e indagatore del vescovo Compagnoni. Ognuno è pur fatto a modo suo, e Magini rivela di averlo capito».

Franco Battistelli

Bibliografia: Zauli Naldi 1954, p.59; Servolini 1957, pp.129-130, 132; Servolini 1959, pp.18, 26, 39; Servolini 1969, p. [4]; Montevecchi 1986, p.471; Zampetti 1990, p.30; Cleri in Zampetti 1990, p.126 (scheda 21); Battistini 1993, p.285 (scheda 517).

Ritratto di Innocenzo Zambelli

Ritratto di Chiara Puggiarelli Zambelli

Ritratto di Giovanni Battista Zambelli

Ritratto di Lucrezia Ruzoli Zambelli

Serie di quattro ritratti datati 1784, provenienti da una collezione privata fanese e acquistati dalla Cassa di Risparmio nel 1990.
Come risulta dalle scritte inserite nei quadri, si tratta delle effigi di personaggi appartenuti alla famiglia Zambelli.
Il primo, Innocenzo Zambelli, è colto nell'atto di mostrare la lettera (datata 4 agosto 1784) a lui indirizzata dal cardinale Luigi Passetti, unitamente alla sottostante patente che gli conferma il titolo di ufficiale dei corazzieri.
L'impianto sicuro e la realistica resa dei lineamenti del personaggio inducono ad individuare l'autore del ritratto in Carlo Magini.
Acutamente ha scritto Rodolfo Battistini: «Era attraverso immagini come queste, sobrie ma confidenti, filtrate da un occhio attento a ricomporre classicamente, senza sacrificare una visione psicologica ed emozionale, che esponenti della piccola nobiltà e della borghesia trovavano una facile via per le loro aspirazioni di promozione sociale; interpretate da Carlo Magini con lucidità, evitando ogni forma di servile ossequio, che avrebbe, peraltro, prodotto risultati grotteschi in soggetti non di altissimo lignaggio».
I restanti tre dipinti, pur nell'aderenza ai modelli maginiani, non presentano la stessa qualità, così da far pensare ad una larga collaborazione di bottega.
Le immagini di Chiara Puggiarelli Zambelli e di Lucrezia Ruzoli Zambelli restano comunque un significativo esempio di ritrattistica maginiana nella resa dei gioielli, dei ventagli e della rosa tenuti in mano, nella imponenza delle elaborate acconciature e nel variare dei particolari degli abiti.
Nel quadro raffigurante Giovanni Battista Zambelli riappare il tavolo con lettere sparse sul tappeto e il calamaio con relativa penna, altro tema caro al Magini.

Una novità, rispetto alla produzione maginiana nota, sono invece negli ultimi tre dipinti gli sfondi di paesaggi campestri e costieri, quasi quadro nel quadro, simili a luminose finestre aperte alle spalle dei personaggi effigiati.

Franco Battistelli

Bibliografia: Battistini 1993, pp.289-290 (scheda 523).

Sebastiano Ceccarini

Ritratto di nobildonna

Il dipinto, acquistato dalla Cassa di Risaprmio nel 1988, è un valido esempio delle prestigiose committenze nobiliari affidate al Ceccarini. Un riconoscimento, quindi, della fama raggiunta dal pittore fanese anche come ritrattista.
L'ignota nobildonna effigiata indossa un ricco abito a trine e merletti, abbellito da preziosi gioielli: il tutto su uno sfondo caratterizzato da un pesante tendaggio rosso scuro, oltre il quale affiora la base di una colonna.
La figura emerge con un bell'effetto di chiaroscuro che pone in evidenza il volto aristocratico e l'ampia scollatura della dama ignota, unitamente alla ricca manica in bisso a grandi sboffi fermati da una grossa spilla: manica da cui affiora il candido polso con l'affusolata mano aperta a coppa, mentre la mano sinistra sollevata regge un ventaglio.

Il ritratto non è firmato, ma presenta chiari rimandi compositivi e stilistici ai più noti ritratti ceccariniani come quello della contessa Maddalena Ferretti Gabuccini, oggi presso la Pinacoteca Civica fanese insieme con diversi altri dipinti dello stesso, compresa la grande tela a soggetto biblico raffigurante Giuditta, sontuosamente abbigliata come l'eroina di un melodramma metastasiano e con elementi affini (il grande manzo azzurro e l'acconciatura abbellita da perle e gioielli) al ritratto di nobildona in questione.

Franco Battistelli

Bibliografia: Cleri 1992, p.164, n.94; Tombari 1993, p.283 (scheda 514).

Ritratto di nobildonna con fiore

Dipinto di buona qualità, raffigurante una prosperosa dama del patriziato metaurense (una Passionei ?) elegantemente atteggiata, con il braccio destro ripiegato verso il seno a sostegno di un mazzetto con rosa e il braccio sinistro appoggiato ad un bracciolo.

La ricchezza dell’abito azzurro dall’ampia scollatura, il lungo manto rosso ripiegato e cadente da una spalla, le trine e i candidi pizzi finemente riprodotti, oltre l’accurata acconciatura del capo e l’orecchino emergente a goccia di perla, rimandano a ritratti noti del fecondo pittore fanese Sebastiano Ceccarini (Fano 1703 - Fano 1783).

Basterà citare quelli delle contesse Maddalena Ferretti Gabuccini ed Elisabetta Gabuccini Passionei della Pinacoteca Civica di Fano, quello di Porzia De Romanis Rinalducci e quello di nobildonna con cagnolino o ancora quello della marchesa Chiara Gasparri Ferretti, tutti in collezioni private, o l’altro di nobildonna facente già parte della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano.

Accettabile pertanto un’attribuzione al Ceccarini (con la collaborazione di uno o più suoi allievi di bottega) anche del Ritratto di nobildonna in questione.

Franco Battistelli

Jacob Ferdinand Vouet

Ritratto della Principessa Maria Mancini

Si tratta del primo e unico dipinto che la Fondazione possiede di Jacob Ferdinand Vouet. È stato acquistato all'asta Finarte di Milano del 19 marzo 2008. La Principessa Maria Mancini era imparentata con la famiglia Martinozzi di Fano e con il Cardinale Mazzarino e andò sposa nel 1661 al Principe Lorenzo Onofrio Colonna.