Giovanni Francesco Guerrieri, 'Il miracolo dei pani e dei pesci'

Giovanni Francesco Guerrieri - Il miracolo dei pani e dei pesci

Il miracolo dei pani e dei pesci
(olio su tela, cm 295 x 193)

Collocazione: Pinacoteca San Domenico - Fano

Restauro: I. Bacchiocca, Urbino, 1996 →

La tela, acquistata nel corso di un'asta tenuta a Londra1, dove figurava come opera Giovanni Paolo Cavagna, è stata in seguito assicurata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano alle sue collezioni (1996). Si tratta di un recupero importante anche per la ricostruzione del tessuto pittorico, in quanto dipinta per una chiesa locale. Le guide del XVIII secolo ne riferiscono senza alcuna incertezza, prima fra tutte l'unica ad avere una circolazione pubblica, vale a dire quella stampata anonima e senza anno di edizione per i tipi di Andrea Donati, che descrive nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo: "All'altar maggiore [...] il miracolo de' pani, e pesci, co' quali Cristo saziò cinquemila Uomini, opera di Gio. Francesco Guerrieri da Fossombrone"2.

Sintetiche ma precise sono anche le altre segnalazioni rimaste per lungo tempo manoscritte e oggi finalmente pubblicate o riedite; anche l'Oretti ne fornisce una rapida menzione3. Sull'altare della chiesa delle Clarisse, abbattuta alla fine del secolo scorso per fare spazio all'attuale piazza Amiani, il dipinto faceva mostra di sé fino a quando venne prelevato nel corso delle requisizioni napoleoniche4.

L'esistenza dell'opera era nota anche al Vernarecci (1892), a cui era stata segnalata dal collega ed erudito marchigiano Anselmo Anselmi5. L'Anselmi l'aveva ricavata a sua volta da un Elenco dei quadri di proprietà erariale depositati nelle chiese di Lombardia, dove il dipinto era registrato al n. 602, con indicazione esatta dell'autore, della provenienza e della sua successiva collocazione in deposito a Casorate Primo, in provincia di Pavia.

I documenti recentemente pubblicati dalla Baracchi6 e conservati presso l'Archivio di Stato di Modena testimoniano i momenti e le circostanze dell'operazione di prelievo. Siamo alla fine dell'anno 1810 e gli incaricati del Ministero dell'Interno, il modenese Carlo Boccolari e il collega Giuseppe Santi, ferrarese, vengono inviati in alcuni dipartimenti del Regno d'Italia per una nuova selezione di quadri da inviare a Milano, al fine di costituire il sempre più pingue patrimonio della istituenda "Reale Galleria" - oggi nota come Pinacoteca di Brera - e di altre gallerie del Regno.

I funzionari assai solleciti nell'espletare l'incarico visitano le Marche da aprile ad agosto del 1811, recandosi di città in città, di paese in paese, alla ricerca di pregevoli opere di pittura: le migliori sono poi spedite a Milano, altre sistemate nei centri di raccolta sotto il diretto controllo di Podestà e di funzionari municipali, altre ancora sono vendute, ma di queste purtroppo mancano gli elenchi. In data 22 maggio 1811, Boccolari e Santi forniscono una lista dei prelievi effettuati nelle città di Pesaro e Fano e, in particolare, dalla chiesa sopra ricordata, quella dei Santi Filippo e Giacomo, dalla quale ritirano due dipinti: una Madonna con il Bambino di Benedetto Gennari, e un "quadro d'altare in tela [...] Opera del Guerrieri della Scuola di Guido...".

La tela giunge successivamente a Milano; la data di ingresso al museo è registrata sotto il 10 giugno 1811, al numero 563: "Il Miracolo di Cristo dei pani e dei pesci [...] del Guerrieri" (Inventario napoleonico, ed. 1976, p. 11). Pochi anni dopo, precisamente il 15 aprile del 1815, il dipinto insieme ad altri sette viene depositato "alla Chiesa di Casorate". Nei primi inventari a seguire non si incontrano variazioni, ma ad un certo momento i quadri scompaiono; ne dà conto il Carotti (1894; 1896) che durante l'ultimo decennio dell'Ottocento fornisce un censimento delle opere braidensi depositate nelle chiese lombarde7. In tale circostanza (1898 circa) è verificata l'assenza di ben sette degli otto dipinti depositati nella chiesa di Casorate Primo e da allora della pala di Guerrieri si perdono le tracce per quasi un secolo.

Riconosciuta da chi scrive (Cellini 1992) nella tela passata in asta Christie's, se ne è proposta una datazione tra la fine degli anni Dieci e l'inizio degli anni Venti8, in sintonia con i caratteri espressi dalla pittura di Guerrieri in questa fase; la pertinenza al suo catalogo appare acclarata anche ad una prima ricognizione indiziaria, ma non è mancata una voce dissonante che ha voluto riconoscere nell'opera in esame la mano di Giuseppe Vermiglio9.

Tutti e quattro i testi evangelici narrano con piccole varianti il miracolo della moltiplicazione, ma il racconto di Giovanni (6, 1 - 13) contiene alcuni elementi omessi dagli altri evangelisti, elementi ai quali si ispira e si attiene l'iconografia del fatto prodigioso, in particolare per il ruolo tenuto dagli apostoli Andrea e Filippo e per la presenza del ragazzo che porta con sé i cinque pani e i due pesci. L'opera di Guerrieri pare guidata ad illustrare quindi il dettato di Giovanni.

Gesù Cristo, seduto al centro, è immerso in un luminoso paesaggio (un monte presso il mare di Galilea) ed è circondato dalla folla degli apostoli; tra essi si distingue a destra Sant'Andrea (barbato e con i capelli bianchi) in atto di presentare al Messia il giovane ragazzo, mentre in piedi a sinistra avanza interlocutorio San Filippo (tradizionalmente rappresentato più giovane, con la chioma scura, ma ugualmente barbato). La tela si distingue in virtù di un'elaborazione piuttosto complessa per il numero di figure e per la scenografica apertura paesistica; ed è proprio il paesaggio ad indurre un primo confronto in direzione di quello che appare, chiaro e terso come uno specchio, nel Miracolo della canna (Sassoferrato; chiesa di Santa Maria del Ponte del Piano, Cat. 12) del 1614; qui la portata naturalistica è ancora più intensa, il valore della luce acquista un sovrappiù in limpidezza e la qualità della pittura mette direttamente in campo i nomi del Borgianni, del Gramatica e finanche quello di segno opposto del Domenichino. Tuttavia la propensione al racconto è analoga, così come la straordinaria umanità che si raccoglie innanzi: distinta per moduli compatti in quella di Sassoferrato, aperta in due ali rinserrate in quella di Fano.

Eppure il Guerrieri della Moltiplicazione è già quello del rientro, quando altri stimoli visivi e soprattutto una cauta apertura verso il modo di comporre dei bolognesi inducono ad una riflessione più meditata, ma non per questo meno avvincente. Anche l'attività per i Borghese è esperienza acquisita e diventa traguardo valicato proprio per quell'attenzione alla mimica e alla retorica dei gesti che il cantiere romano gli ha insegnato, non senza contrasti, eclettiche mediazioni e palesi dissonanze. Considerata alla luce di quella recente esperienza anche la presenza della folla minuta brulicante in lontananza rinnova il gusto macchiettistico delle figurerte dipinte da un suo collaboratore romano di origine francese, Abele Rampunion, specializzatosi in paesi animati (sua è ad esempio la bella ambientazione nel Ratto d'Europa, dipinto dal Guerrieri nel 1618; Cat. 27). Le sigle ricorrenti dei profili che mutati per sesso ed età rimangono incorruttibili prototipi hanno il vigore e l'intensità di quelli che si trovano nelle grandi opere licenziate nei primissimi anni Venti, in particolare nei volti dei santi e martiri che appaiono nella pala dell'altar maggiore di San Filippo a Fossombrone (Cat. 38). Torna allora del tutto calzante mettere a confronto la testa di Sant'Andrea del dipinto in oggetto con quella di San Filippo Neri in alto a destra nella tela di Fossombrone, ma richiami e suggestioni si infittiscono a tal punto da indicare una elaborazione condotta nello stretto giro di quegli anni. M. C.

Note

  1. Christie's, Important and Fine Old Master Pictures, London, 5 ]uly 1991, n. 87, pp. 86-87.
  2. Riedita in: Battistelli 1995, p. 40.
  3. Ivi, pp. 40-42; Oretti, XVIII sec. (1777), ms. B 165 II, c. 10.
  4. La Guida storico-artistica di Fano, compilata dal Tomani Amiani, XIX sec. - 1853 -, 1a ed. 1981, p. 101 aggiunge che il dipinto del Guerrieri con il Miracolo dei pani e dei pesci, "venne predato dai Francesi”.
  5. Vernarecci 1892, pp. 24-25, nota 35, pp. 97-98.
  6. Baracchi 1995, p. 303.
  7. Carotti 1894, I, pp. 3-13; Carotti 1896, II, pp. 19-26; le sue ricerche sono poi continuate e rifluiscono negli appunti conservati presso la Soprintendenza lombarda; la campagna di ricognizione si protrae fino al 1899.
  8. Cellini 1992, pp. 169-172; Eadem 1994, pp. 100-101.
  9. Moro 1994, pp. 173-177.

Altra bibliografia: Carloni 1995, p. 225; Battistelli 1996, pp. 81-82; Pulini 1996, 11, p. 55, nota 15.

Fonte: Marina Cellini, 'Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone', Catalogo delle opere, 1997, Elemond Editori Associati per la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano.

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