Giovanni Francesco Guerrieri, 'La visione di San Carlo Borromeo'

Giovanni Francesco Guerrieri - Il miracolo dei pani e dei pesci

La visione di San Carlo Borromeo
(olio su tela, cm 172 x 111)

Collocazione: Pinacoteca San Domenico - Fano

È una replica ridotta del dipinto di San Pietro in Valle a Fano, opera capitale del Guerrieri condotta di qualche anno dopo il 1630. Si trovava fino a qualche anno fa in Foligno, Collezione privata, ed il suo arrivo nella città umbra è probabilmente da ricollegare alle relazioni che esistevano tra Fano e appunto Spoleto, attraverso governatorati (vedi anche il Gentili di Foligno, che fu governatore di Fano nel 1627, e che fu ritratto dal Guerrieri, Cat. 49). La presenza di questa replica del dipinto d'altare della cappella di San Carlo di San Pietro in Valle a Fano, fornì occasione a Bruno Toscano e ai suoi collaboratori delle Ricerche in Umbria1 di identificare quella che fu allora chiamata "l'utenza umbra della via Flaminia, anche in direzione nord come asse di comunicazione culturale" e ciò in ragione diretta dell'importanza di insediamenti marchigiani quali, appunto, la città e le chiese di Fano.
Un interesse che avrebbe in molti modi coinvolto artisti umbri quali il Polinori, il Quillerier e Giulio Cesare Angeli, insieme al Sermei, intorno al 1630.

Toscano avanzò anche alcune precisazioni a riguardo di una possibile datazione di questa replica, oggi restaurata e di caratteristiche molto vicine o addirittura identiche al modello fanese.
Esse si indirizzavano a delineare le ragioni e i tempi del culto di San Carlo, ospite di Foligno e del Palazzo Spinola Gentili nel settembre 1579, da quando nel 1613 si deliberava di ornare l'altar maggiore della chiesa di Santa Maria infra Portas, dove il Santo aveva celebrato messa, con "un quadro grande di San Carlo con la sua vita". Il fatto poi che Sebastiano Spinola Gentili, la cui famiglia apparteneva alla parrocchia suddetta, fosse governatore di Fano nel 1627 e che per giunta proprio a Fano fosse stato ritratto dal Guerrieri in quell'anno, conduce la ricerca fino alle soglie di una conclusione assai oggettiva.
Ancora, per la completezza: l'espressione "un quadro grande di San Carlo, con la sua vita" - precisava Bruno Toscano - verosimilmente voleva significare che l'immagine principale, secondo una consuetudine iconografica particolarmente diffusa in quegli anni, era accompagnata da quadri minori con episodi della vita di San Carlo.

Della presenza di Guerrieri in Umbria ha avuto modo di occuparsi anche Liliana Barroero nell'occasione della splendida esposizione che appunto a Ricerche in Umbria si dedicava, in riepilogo operativo, nell'estate 1989. Le identificazioni consentivano infatti di avanzare l'attribuzione di uno straordinario dipinto, con la Madonna di Loreto e due Santi, nella Pieve di Compresseto, al Guerrieri stesso2 e di disegnare la mappa del naturalismo derivato della presenza del marchigiano, nel sermo humilis del bellissimo francofolignate Noël Quillerier, nelle varianti offerte dall'attività del perugino Giulio Cesare Angeli intorno al 1619 e cioè nell'Assunta del Duomo di Nocera. Sempre attorno alla congiuntura umbro-marchigiana, la Barroero ricordava anche il Ritratto di Monsignor Sebastiano Gentili, in collezione privata di Foligno, probabile opera del 1627.

A confermare la quantità e la qualità dei rapporti, è anche - nella monografia tascabile del Vernarecci, tratta come sempre dal perduto diario dell'artista - il ricordo di "un ritratto del sig. Alfonso Pullettonio de Spoleto commissario di Sassoferrato" che fu pagato dieci scudi: ma che giustamente non può essere identificato col Pullettonio ritratto in veste di Governatore di Fabriano nel 1643, come appare nel Museo di Spoleto.
Infatti, come già precisava Giovanna Sapori3, in quest'ultimo appaiono sintomi di stile emiliano, del resto spiegabili con il lungo soggiorno del Palettoni a Cento.

Un'altra aggiunta al catalogo del Guerrieri in Umbria poteva essere, nelle intenzioni comprensibili e misurate dello Storelli4 un Crocifisso con i Santi Andrea e Caterina che sta in San Donato di Gualdo Tadino, dipinto di interesse forse diverso e di minor forza.

Molto interessante è infine la bella Morte di San Benedetto tra monaci, popolo e cori angelici, una pala conservata in San Pietro di Perugia nella quale proprio Giovanna Sapori ha intelligentemente messo a fuoco la possibilità di un'attribuzione al Guerrieri5. Si tratta infatti di una vera e propria riserva di elementi affini al pittore marchigiano, sul piano della diretta esecuzione di stile. Ciò che rende più difficile una decisione è semmai il concepimento, l'azione liturgica stessa di un quadro che comunque, dopo un adeguato restauro, è destinato a entrare con precisa intelligenza nel quadro dei rapporti qui riassunti proprio dalla straordinaria ricognizione conoscitiva totale messa in atto da Ricerche in Umbria. Ciò vale, a nostro modo di vedere, anche per l'eccezionale paletta con la Madonna di Loreto e i Santi Carlo Borromeo e Macario: alla quale nulla fa difetto, sotto il profilo della tempestività culturale e dell'occasione cronologica, per allinearsi perfino minuziosamente all'andamento del Guerrieri dopo il ritorno dall'impresa di Palazzo Borghese in Roma, e all'aprirsi del terzo decennio (vedi Cat. 50); ma che per altri versi non manca di segnalare una serie di sintomi di stile non ancora identificati oppure diversi.

Un altro momento umbro del Guerrieri potrebbe essere, a giudizio di C. Pizzorusso, quello costituito dall'esecuzione delle due lunette (I genitori della Vergine e la Natività della Vergine) che ornano la cappella delle Icone del Duomo di Spoleto6 che fino ad oggi sono andate dubitativamente alla cerchia di Simon Vouet, a G. Battista Mola7 e infine, su suggerimento di Claudio Strinati8, ad Antiveduto Gramatica, costituendo quest'ultima un'opinione di fatto apprezzabile e più precisa.

Per le rare sortite del Guerrieri dal territorio marchigiano, si veda la Natività della Vergine di Foiano della Chiana (Cat. 36) e la Vergine col Bambino e Sant'Antonio da Padova nella Cappella di Strada in Casentino (Cat. 74) ambedue ritrovate e attribuite al Guerrieri da Roberto Contini9. A.E.

Note

  1. Ricerche in Umbria 2, 1980, p. 72 e n. 821, pp. 485-486.
  2. Barroero in Toscano, Barroero, Sapori 1989, n. 35, p.159.
  3. Sapori 1983, pp. 138-139.
  4. Storelli 1985.
  5. G. Sapori, com. orale, di cui si ringrazia.
  6. Pizzorusso 1989, p. 396 n. 11.
  7. Ricerche in Umbria I, 1976, 145, pp. 29-30.
  8. Strinati, in Antologia di Belle Arti, II, 1978, 6, p. 160.
  9. Contini 1989, p. 355.
Altra bibliografia: Vendita Finarte Milano 17 dicembre 1987, 163; Morselli 1993, p. 282, n. 510; Carloni 1995, p. 223.

Fonte: Andrea Emiliani, 'Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone', Catalogo delle opere, 1997, Elemond Editori Associati per la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano.

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