Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
Pinacoteca San Domenico in Fano - Pinacoteca d'arte sacra della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano Pinacoteca San Domenico in Fano - Pinacoteca d'arte sacra della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano

Pinacoteca San Domenico

Tra i programmi di acquisto per il restauro e la valorizzazione di beni immobili, monumentali e architettonici presenti sul territorio di riferimento, la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano ha riservato un posto rilevante alla Chiesa di San Domenico al centro della città, da oltre 60 anni non utilizzata per cerimonie religiose e in progressivo quanto irreversibile degrado. La Fondazione ha acquistato l’edificio nel 2006 provvedendo subito alla sua riqualificazione e recupero attraverso un’imponente opera che coinvolge attività edili, di restauro, di dotazione di servizi ed impianti tecnologici: il tutto per rendere il monumento idoneo ad ospitare un museo di arte religiosa con esposizione di importanti pale di altare e tele realizzate nel ‘500 – ‘600 proprio per la Chiesa in parola.

Una consolidata opinione tuttora viva nella tradizione della città connette l’origine della Chiesa al 1216, anno in cui San Domenico, che stava dirigendosi a Roma per ricevere dal Papa l’approvazione dell’Ordine dei Predicatori da lui fondato, passò per Fano. La popolazione fanese concedette al Santo per uso dei suoi frati alcune case intorno alle quali venne iniziata la costruzione della Chiesa. Non si trattava ancora della grande chiesa della attuale estensione di circa 1000 metri quadrati, bensì di un modesto oratorio, che in seguito venne demolito per costruire al suo posto il tempio più grande.

Verso la fine del 1300 la Chiesa fu realizzata su stile gotico mantenuto tale sino al 1703: nel 1298 vi fu sepolto Jacopo del Cassero fanese protagonista del Canto V del Purgatorio di Dante (“ti priego, se mai vedi quel paese/ che siede tra Romagna e quel di Carlo,/ che tu mi sie di tuoi prieghi cortese/ in Fano, si che ben per me si adori/ pur ch'i' possa purgar le gravi offese./ Quindi fu'io; ma li profondi fori/ ond'uscì 'l sangue in sul quale io sedea, / fatti mi fuoro in grembo a li Antenori,/ là dov'io più sicur essere credea"). Nel 1485 vennero aggiunti all’edificio un campanile e una Cappella dedicata alla Madonna del Rosario. Ma la vera ristrutturazione della Chiesa duecentesca con le sue pitture, le sue finestre, i suoi altari, i suoi sarcofagi, si ebbe nel 1701. Per il gusto dell’epoca che privilegiava lo sfarzo e la grandiosità, sembrava troppo spoglia e povera per cui i frati domenicani raccolsero fondi per ridurre il Tempio “in forma più vaga e moderna”. Nel 1707 i lavori diretti dall’arch. fanese Francesco Gasparoli vennero condotti a termine tra l’entusiasmo della popolazione.

Praticamente la configurazione della Chiesa ha retto da allora sino ai tempi moderni. Il risultato di questa opera è pertanto un unico edificio che contiene a sua volta tre monumenti architettonici: la chiesa medioevale, gli altari tardo-barocchi, l’innovazione di gusto classicheggiante del Gasparoli, per non parlare degli affreschi trecenteschi e quattrocenteschi a suo tempo ricoperti, purtroppo, dagli apparati del Gasparoli stesso, ma in parte riemersi e in parte ancora da riscoprire. Nel corso del restauro è stato ritrovato dietro un altare barocco un bellissimo affresco suddiviso in quadri di chiaro intento didascalico per insegnare ai fedeli gli episodi della Bibbia attraverso un metodo “a immagini” che ricorda gli attuali disegni a fumetti. Ma nell’affresco, che narra episodi della vita di San Giovanni Battista, c’è la mano di un grande maestro che con una eleganza ed una espressività uniche coniuga l’efficacia rappresentativa del Medioevo con la bellezza dei canoni stilistici del Rinascimento. Non a caso è stato fatto il nome dell’eugubino Ottaviano Nelli, pittore tardogotico attivo in Umbria e nelle Marche.

Le traversie di San Domenico nel tempo si sono concluse nel momento in cui le truppe tedesche in ritirata nell’ultimo conflitto mondiale (1944) fecero saltare la torre campanaria della chiesa insieme con tutti gli altri campanili della città. Nella rovina furono trascinate anche le strutture murarie delle antiche cappelle di levante e parte del presbiterio piegando anche le capriate dal loro piano verticale verso la facciata. La vasta opera di ricostruzione e recupero avviata dalla Fondazione prima dell’estate 2006 ridà splendore e giusto prestigio al più importante monumento religioso di Fano e del suo comprensorio. L’edificio come si è detto è destinato ad ospitare l’omonima Pinacoteca d’arte religiosa comprendente la celeberrima pala d’altare del Guercino “Sposalizio della Vergine”, tele di Simone Cantarini e Sebastiano Ceccarini, di Simone de Magistris, di Giovanni Francesco Guerrieri, di Federico Barocci, di Palma il Giovane, di Federico Zuccari e di altri importanti pittori del XVII secolo.

RILEVANZA SOCIALE DEL RECUPERO

La riapertura di San Domenico costituisce per la città ed il suo comprensorio costituito da 13 Comuni un evento di straordinaria importanza, perché si sottrae all’incuria del tempo e all’abbandono degli uomini uno degli edifici più importanti sia sotto il profilo religioso sia sotto quello storico sia infine sotto quello architettonico. La Fondazione ha inteso con questa importante opera destinare gli oltre 1000 metri quadrati di superficie coperta della struttura alla fruizione costante e ricorrente dei cittadini, degli ospiti, dei turisti per consentire la più approfondita e migliore conoscenza delle opere d’arte concepite e create per la chiesa e al tempo stesso per offrire loro un arricchimento culturale di eccezionale rilevanza. La Pinacoteca è aperta al pubblico secondo il calendario riportato in questa pagina, con assistenza di personale esperto e con dotazione di audio-guide in forma totalmente gratuita. Nel periodo invernale è prevista una serie di visite guidate per gli studenti degli istituti superiori del comprensorio per consentire loro l’approccio alle opere d’arte contenute all'interno. Insomma la Pinacoteca costituirà per la Città e il comprensorio un punto di riferimento per il rilancio delle attività culturali collegate in particolare all’arte religiosa dal XIV al XVIII secolo. L’intervento finanziario della Fondazione, compreso l’acquisto dell’edificio, ha comportato una spesa complessiva di oltre due milioni di euro.

 


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