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Ho fatto cenno ai viaggi, alle esperienze fuori dai confini e credo veramente
che la ricerca di Seneca non possa essere spiegata senza una approfondita
esperienza sull'affiche a metà
anni Venti soprattutto
a Parigi. Per dimostrarlo baà
analizzare un piccolo gruppo di
manifesti fra il 1926 e 1928, quando lo stile del grafico muta completamente
e quando si configura quella organizzazione delle forme, quella scelta
d'immagine
che là
inconfondibili. Cominciamo da Perugina cioccolato
confetture caramelle
(1926) col viso del negretto stretto da una
mano-sciarpa avvolta come un carattere grafico attorno al collo della figura;
certo, siamo sempre davanti alla metafora negro-cioccolato che muove da
Cappiello ma lo stile è
ormai ben diverso,è
come regolarizzato,
organizzato in forme sintetiche, pure; la ricerca iniziata con Cioccolato
Perugina banane
sembra giungere qui a nuovi sviluppi. Se adeso osserviamo Cioccolatini
Perugina
(1928) con la figura sinteticamente organizzata che forma
una specie di rombo su un corpo triangolare, e se osserviamo Pastina
glutinata Buitoni
(1928) con la suorina grigiastra dal corpo costruito
per netti volumi chiaroscurati di due coni che si intersecano, la suorina
che osserva il piatto luminoso con la pastina, e ci domandiamo quali siano
mai le fonti di Seneca non possiamo che dare una sola risposta: la grande
lingua di Francia, anzi di Parigi, Cassandre da una parte, Sepo (Severo
Pozzati) dall'altra. Non vi possono essere dubbi su questo rapporto,
quali che siano le vicende biografiche di Seneca; intendo dire che a metà
anni
Venti o poco oltre il grafico deve avere compiuto una serie
di esperienze innovatrici e, alla luce di queste, il suo modo di comporre è
cambiato.
Lo spazio che viene costruendo è
più
quello futurista ma
quello cubista, la dimensione sintetica delle composizioni che egli viene
organizzando è
inconfondibile e i suoi modelli lo sono altrettanto.
Da dove assumere la sintesi schematica delle figure se non da immagini come Ernest
(1926), Saga
(1927) Nord
Express
(1927, 1928), i notissimi manifesti di Cassandre?10 Certo,
il francese propone schemi neocubisti ma Seneca riorganizza le figure secondo
modelli in qualche modo diversi e forse vi è
stata una mediazione
attraverso la figura di un autore di affiches che è
italiano
e che nel 1925 si trasferisce a Parigi, Severo Pozzati, del quale conviene
ricordare l'efficacissima sintesi neocubista di Cigarettes régie
française
il cui bozzetto è
del 192311,
e poi altri bozzetti quali quelli per un manifesto di liquori (1925) con
la fìguretta geometrizzata
del cameriere, ancora, il bozzetto per un altro manifesto con una figura
composta da un doppio cono di pasta che regge un vassoio (1925). Sempre nel
1926, in due bozzetti per il manifesto del cacao Van Houten, Sepo propone
una precisa linea di impianto delle immagini: figure geometrizzate rigorosamente,
spazio architettato da queste stesse figure, esplicite citazioni del cubismo
e dell'arte negra.
Non vi è
dubbio che proprio da qui muova Seneca per le sue invenzioni
e che proprio da questo viaggio a Parigi, ipotizzato soltanto ma evidente
nei fatti, parta la sua rivoluzione di stile, il suo passaggio dalla cultura
del futurismo, usata quantomeno per i manifesti di movimento, e la cultura
rinnovata nei manifesti a partire dagli anni fra il 1926 e 1928. E dopo?
Dopo
le scelte di Seneca si stabilizzano: Cioccolato Perugina
(1928
- 29) mostra la coppia di figure color terra (il cioccolato) sinteticamente
concepite che recano in mano un cubo, in effetti come sospeso nell'aria,
certo il pacchetto coi cioccolatini ma, insieme, anche un simbolo del rapporto
col mondo francese. Poi ecco il manifesto Pastina glutinata Buitoni
(1928
- 1929) con la testa-sfera del bambino-bambola che sembra una maschera
estremoorientale e il manifesto Pastina glutinata Buitoni
(1928
- 29) ancora una volta con il motivo assunto da Sepo della figura sintetica,
geometrizzata, che reca un vassoio e con le scritte che movimentano la
composizione, come del resto in altri pezzi precedenti. Poco importa il
tema dei manifesti, se per Cioccolatini Perugina
(1929) oppure
per Cacao
Perugina
(1929),
l'idea è
sempre quella, geniale, del recupero del cubismo
di Francia, di Cassandre e di Sepo soprattutto. Riduzione del colore a
una convenzione monocroma, contrasto fra i rossicci del primo manifesto
e la scritta blu, i grigi del secondo e la scritta rossa; contrasto fra
il movimento della figura e delle scritte nel primo, fra il duplicarsi
e scomporsi delle forme nel secondo pezzo e la grafia - fissa - della scritta
che fa da base alla composizione.
Ecco adesso un problema che solo nuove indagini potranno risolvere. Dato per scontato che il viaggio a Parigi, e solo quello, può avere messo Seneca in contatto con una realtà rivoluzionaria e avergli fatto scegliere una nuova strada, penso che il grafico debba avere comunque incontrato Severo Pozzati a Bologna ben prima dellaà degli anni Venti e debba avere quindi maturato con lui un rapporto amichevole o, comunque, di conoscenza che spiegherebbe meglio poi il rapporto a Parigi e la chiara dipendenza, o il collegamento fra le due ricerche. Del resto Pozzati è un antico futurista che muove da esperienze alla lontana legate a Kà te Kollwitz e dunque alla tradizione del realismo e che quindi in certo senso ha percorsi che si intrecciano con la formazione stessa di Seneca.
Ma torniamo, al di là
di queste ipotesi, che attendono, comunque,
conferme documentarie, ad altri manifesti di Seneca: legato allo stesso
modello francese il manifesto Leggete il lavoro fascista
(1929)
e quello intitolato Ia adunata professionisti e artisti
I ottobre
(1932)
che riprendono le schematizzazioni delle figure che già
abbiamo
analizzato. Un bell'esempio di questa sintesi è
Modiano
(1930)
dove abbiamo una architettura delle forme e una geometrizzazione di grande
efficacia. E qui vi sarebbe forse un nuovo discorso da aprire, quello
sul rapporto fra Seneca, e non solo Seneca beninteso, e il primitivo, un
discorso che in Italia viene portato avanti da tempo, comunque dagli anni
Venti, da molti artisti. Certo, Seneca è
culturalmente parigino
ma la scelta di queste forme schematiche, la scelta di queste immagini
come contratte e ridotte può
trovare parallelo nelle invenzioni,
diverse anche per colore e impegno politico, proposte da altri, da Carrà
che
suggerisce un ritorno a Giotto e ai primitivi, da Sironi che reinventa
invece un rapporto con l'arte germanica. In questa direzione, di
nuovo un tentativo di collegare l'esperienza dell'arte dell'affiche di
oltre confine, quella parigina, con la politica dell'arte del
nostro paese, sembra essere conferma il percorso ulteriore di Seneca, per
esempio in pezzi come Amaro
Felsina Ramazzotti
con la fìguretta molto legata a Cassandre
che beve dal bicchiere trasparente, e il pezzo si potrebbe datare 1933
anche perché certo riflette l'invenzione geniale di Cassandre Dubo-Dubon-Dubonnet
(1932). Uova
a sorpresa Unica
(1934) con l'invenzione dell'uovo-testa
dentro la sciarpa che sempra una grande iniziale verde e Torrone
Unica
(1934) col doppio cono del cappelluccio e della barba del
Babbo Natale rosso che di nuovo ripropone la geometrizzazione delle forme
pure si collega a Cassandre. La dimensione del racconto di Seneca in questi
anni propone insomma un insieme di rapporti complessi con la cultura contemporanea
a Parigi e il trasferimento di Seneca a Milano lo vedrà
approfondire
queste esperienze, ma non queste soltanto. Seneca continua a utilizzare
precedenti modelli, come in Lotteria di Tripoli
(1934) dalla
figura geometrizzata, come Odeon follies
(1935) dove la iterazione
del movimento è
il leit-motiv, come 2a mostra
mercato dei vini tipici d'Italia Siena 3 - 18 agosto 1935
dove
la figura bianca costruisce una composizione simile a quella del manifesto
per Cinzano ma diversa nel volume neocubista.
Nel secondo dopoguerra Seneca
riprende i vecchi schemi, ad esempio in Uova di cioccolato con sorpresa
Zaini
(1950)
e in Lane BBB Monza
(1950), dove abbiamo anche, in grande
evidenza, l'uso dei modellini che ci fanno supporre una attività
,
quantomeno indiretta ma da approfondire di Seneca scultore, una attà
che
spiega poi le matrici culturali di una parte della ricerca di altri grafici
fra cui ricordo soltanto Armando Testa12. I modellini
tornano pure in Pibigas
illumina
(1951), Pibigas cuoce
(1951), Pibigas
riscalda
(1951) una serie importante e di grande efficacia dove
di nuovo Seneca, come del resto in questi stessi anni Sironi, rievoca gli
anni Trenta della propria ricerca rendendo ancora più
architettoniche
e neoprimitive le sue figure. D'altro canto Cinzano
(1951
- 1952) sembra proporre apparentemente la replica delle figure sintetiche
della fase Perugina-Buitoni ma l'uso del solo contorno, la costruzione
geometrica, l'inserimento della bottiglietta dipinta e del marchio
fanno pensare a un rapporto di Seneca con la ricerca del Bauhaus e quindi
a un rapporto diretto con la cultura a Milano che vede il peso della nuova
grafica e dell'esperienza compositiva elaborata a Dessau e Berlino
farsi sempre più
evidente.
Un solo manifesto, attorno al 1953, quello
per Agip Energol olio per motori
segna, come gli altri per
la stessa impresa, un cambiamento apparente di stile: il serpente-drago
dalla lingua fiammeggiante si avvolge come una iniziale di un manoscritto
miniato medioevale appiattendosi nero in primo piano, mentre il giallo
dello sfondo riscalda lo spazio. Seneca arriva a una nuova forma di sintesi
prima di abbandonare definitivamente la ricerca grafica.
Sembra insomma difficile chiudere un personaggio come Seneca all'interno del breve percorso tra Fano e Perugia e, anche ammettendo qualche incontro a Roma, dove dominava la tradizione accademica nella pittura ufficiale ma dove era vivacissima la esperienza dei futuristi attorno a Giacomo Balla, non riusciamo a comprendere la realtà della sua ricerca senza mettere in gioco altre tappe altre esperienze di un complesso percorso e di un articolato viaggio dentro la cultura europea. Ben prima dellaà degli anni Venti a Bologna Seneca deve avere trovato in Pozzati stimoli e alimenti e, comunque, un rapporto di conoscenza che si sviluppa nel teà stato forse proprio Pozzati a indurlo a venire a Parigi, a conoscere qui il nuovo dell'affiche? Non sappiamo ma, se dobbiamo giudicare Seneca dai manifesti dal 1927 - 1928 circa in poi dobbiamo riconoscere che la sua lingua non è legata a modelli berlinesi o londinesi ma solo e soltanto parigini e questo fa pensare che, quale che sia stata la durata del soggiorno nella capitale francese, questo soggioè stato comunque determinante.
Possiamo
dunque concludere che questo artefice di Fano è
un protagonista
della cultura europea e che, comunque, l'Italia non ha certo avuto
dei pittori cubisti, salvo Soffici e pochi altri, ma ha avuto, comeè
capitato
già
di sottolineare13, una intera generazione
di autori di affiches cubisti. Sono loro, veramente, i nostri peintres
cubistes
, e
cito Severo Pozzati, cito appunto Seneca, cito Armando Testa. Ma non sono
i soli. E tutti di altissima qualità
e di diversa compleà
di
esperienze e di ricerca.
Note
10 Vedili riprodotti in Henry
Mouron: Cassandre, Mtinich-Paris, 1991.
11
Si veda A.C. Quintavalle: Severo Pozzati, schede critiche di V.
Strukely, Università
di Parma, 1979.
12 Si veda A.C. Quintavalle: L‘«altra
parte» di Armando Testa, in Armando Testa, catalogo
della mostra, Milano, Padiglione d'arte contemporanea, 6 dicembre
1984 - 7 gennaio 1985, Milano, 1984, pp. 53-67.
13 Si veda in particolare A.C.
Quintavalle: Pubblicità
. Modello sistema storia,
Milano, 1977; Analisi
critica,
in M. Gallo I manifesti nella storia e nel costume, Milano, 1972,
pp. 297-3 15; Il cane a sei zampe e altre storie, in Quando
l ‘energia fa storia.
Il futuro ha sessanta anni, a cura dell'ENI, Roma, 1986, pp.
159-222;
L‘auto dipinta cit..
Perugina - Cioccolatini
Lotteria di Tripoli
Agip - Energol