![]() |
Con questa antologica dedicata a Federico Seneca si è
voluto
ricordare ed onorare l'illustre cittadino fanese è
stato
uno dei grandi maestri della grafica pubblicitaria europeè
già
successo
per altri celebri concittadini il riconoscimento della à
è
giunto
dopo la loro morte, o per alcuni è
giunto affatto. D'altronde
Nemo
propheta in patria
.
Tutti conoscono la splendida scatola dei
Baci Perugina
, ma pochi sanno che è
opera del grafico
fanese che la disegnò
negli anni Venti, quando era direttore pubblicitario
della famosa ditta dolciaria. I manifesti di Federico Seneca, notissimi,
sono infatti entrati a far parte della vita quotidiana di diverse generazioni
in tutta Europa, ma altrettanta fama non ha ottenuto il loro autore schivo
e modesto. Oltre alla immediata efficacia comunicativa, le opere di Seneca
possiedono precisi riferimenti ai movimenti culturali ed artistici dell'epoca.
Si
pensi, ad esempio, ai quattro manifesti degli anni 1924 - 1927 per la
Coppa della Perugina
, che testimoniano un'ideale adesione
di Seneca al Manifesto del Futurismo: ...noi vogliamo inneggiare
all'uomo
che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la terra, lanciata
a corsa, essa pure, nel circuito della sua orbita
ed alla ricerca
futurista di Gerardo Dottori, che Seneca aveva conosciuto nel suo soggiorno
a Perugia, codificata poi nel Manifesto dell'Aeropittura del 1929.
Il
riconoscimento di Seneca futurista è
attestato da una dedica
che Filippo Tommaso Marinetti, ideologo e propulsore del movimento, ha
posto in calce al registro delle visite della ditta Perugina: Bravo,
Seneca magnifico futurista del Cartello - Reclame! F.T. Marinetti.
I
manifesti della Coppa Perugina
sono
gli unici di chiara matrice futurista, infatti Seneca continua la sua
ricerca espressiva ispirandosi a modelli che gravitano nell'area
del Cubismo, come ha evidenziato Arturo Carlo Quintavalle nell'approfondito
saggio critico in questo catalogo.
Nei manifesti di questo periodo, la figura umana è rappresentata attraverso una metamorfosi geometrica, una sorta di antropomorfismo neocubista che trae origine dalla cultura francese, nei quali Seneca giunge a soluzioni plastico-dinamichedi grande suggestione. Ottenne allora in Francia grande ammirazione per il suo lavoro dal famoso grafico Raymond Savignac, collaboratore di Cassandre (Adolphe Mouron) che con Jules Chéret, fu maestro del rinnovamento dell'affiche.
Una
cosa è
certa: l'alta professionalità
di Seneca.
Quando egli infatti realizzava un manifesto, non lasciava mai nulla al
caso, ma progettava con estremo rigore ogni particolare, valutava il rapporto
figura-sfondo, l'equilibrio formale, la configurazione, la luce,
le ombre e poneva estrema attenzione al lettering, fino a far
diventare la scritta un'icona
(si pensi ai Baci
Perugina).
Nella progettazione delle sue
opere grafiche, Seneca modellava addirittura delle figure in gesso, mostratemi
dal figlio Bernardino - che ringrazio per la cortese collaborazione - per
studiare i rapporti volumetrici e l'effetto di luce su di essi. Quale
esempio di questo rigoroso procedimento, sono esposti in mostra due modellini
in gesso realizzati per il manifesto 2a Mostra mercato
dei vini tipici d'Italia
(1935) e quello del 1950 delle Lane
B.B.B.
.
Un discorso a parte merita lo splendido lavoro che Seneca
realizzò
nel 1951 - 1952 per Cinzano Soda
: l'unico
nel quale il personaggio, nell'atto di bere l'aperitivo, non è
rappresentato
volumetricamente ma sintetizzato dall'alto con due spessi segni grafici
che comunque sottintendono una plasticità
incombente. Un manifesto,
questo, di una sintesi formale assoluta ed una pregnanza comunicativa che
testimoniano, se ce ne fosse bisogno, la straordinaria creatà
dell'artista.
A
questo proposito vorrei ricordare il manifesto di Seneca Agipgas
- il gas liquido del sottosuolo italiano
, realizzato negli anni
cinquanta per l'E.N.I. di
Enrico Mattei, suo estimatore, nel quale egli introduce l'idea geniale
del gatto stilizzato a tre zampe dalla cui coda esce una fiamma.
I manifesti di Seneca, come pagine di storia, hanno descritto l'economia italiana e il suo percorso dalla fine della prima guerra mondiale alla seconda ed al successivo risanamento economico, scandendo i progressi della nostra industria e pubblicizzando le novità sul mercato di una soà modesta, non ancora convertita ad un consumismo di massa.
Questa mostra, nella quale sono esposte più di quaranta opere, voluta ed organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, vuol significare un sincero omaggio ad un grande artista fanese, famoso ed apprezzato in tutta Europa, ma forse, poco conosciuto dai suoi concittadini.