Il Duomo di Fano

Capitolo I
Fano e le sue antiche “cattedrali”

  1. Ubicazione geografica di Fano e vie di comunicazione
  2. Cenni sull’urbanistica in età romana e medievale
  3. Congetture sull’ubicazione della primitiva cattedrale
  4. Su un antico battistero a fianco della cattedrale
  5. Rinvenimenti nell’area dell’episcopio
  6. Edificazione della prima cattedrale nel sito odierno: estremi cronologici
  7. La cattedrale del XII secolo

7. La cattedrale del XII secolo

Oggetto del presente studio è invece la chiesa episcopale che su quella primitiva in sito, o, più probabilmente su una o più successive, venne edificata nel corso del XII secolo, in un’epoca di particolare fervore della vita cittadina. Il giovane Comune consolare si andava affermando come polo alternativo a quello tradizionale ecclesiastico, rappresentato in città dal vescovo, in perenne contrasto con il potente e ricco abate di S. Paterniano. Ai dissidi tra queste tre forze, che miravano ciascuna a difendere i propri diritti e possessi, si era aggiunta la rivalità (per la conquista del contado) con le limitrofe Pesaro, Fossombrone e Senigallia che, evidentemente, considerando Fano particolarmente temibile, costituirono una lega contro di essa coinvolgendo persino Ravenna. Al 1141 risale un patto del nostro Comune con Venezia85, che comportò il pagamento di un tributo annuo in cambio della garanzia di una pace ventennale con Pesaro, dell’aiuto militare in caso di aggressione, e di notevoli vantaggi commerciali; una clausola prevedeva anche la fedeltà all’Imperatore, cui il Comune rimase saldamente legato sino alla fine del secolo86, epoca a cui risalgono anche, come si è detto, i primi patti commerciali con Spalato e Ragusa, che testimoniano definitivamente l’ampia rete di contatti istituiti in quest’epoca con città lontane, contatti ravvisabili anche nell’architettura e nelle sculture del Duomo il cui cantiere dovette essere attivo, come si vedrà, per gran parte del XII secolo.

L’esame della fabbrica e delle sculture a questa connesse è reso più agevole dall’esistenza di un documento d’eccezione: un’epigrafe contemporanea (ora murata all’interno dell’edificio, nella parete sud dello pseudo-transetto: fig. 15) dalla quale si apprende che la nostra costruzione ne sostituì una andata distrutta il giorno di Natale del 1124 per un incendio devastatore (perierunt moenia) partito dal tetto87; inoltre il nuovo tempio, edificato all’epoca del vescovo Rainaldo (che pontificò tra il 1135 c. e il 1159), fu finanziato dai cittadini (per i quali viene chiesta la protezione divina), fu realizzato da Maestro Rainerio, e portato a termine nel 1140. Il testo (cfr. in Appendice  la scheda 1) indurrebbe poi a credere, a causa di un “docta manu sculpsit”, che Rainerio fu solo scultore, ma, come si vedrà, pare che egli sia stato anche, e soprattutto, l’architetto della nuova fabbrica, il cui cantiere dovette rimanere aperto ben oltre il 1140, probabile anno della consacrazione dell’edificio, ma non del suo compimento. L’arredo ad esso intimamente connesso risale, infatti, ai decenni successivi, poiché i pannelli con storie dell’infanzia di Cristo, facenti parte del moderno ambone di cui si è già accennato nelle Note introduttive, sono riferibili ad un periodo posteriore al 1140, data probabile della consacrazione, come si è detto, ma non della chiusura del cantiere88.

Note
  1. G. Luzzato, I più antichi trattati tra Venezia e le città marchigiane (1141-1345), “Nuovo Archivio Veneto”, XI, 1906, pp. 5-91.
  2. Dopo la morte di Enrico VI (1197) il Comune si accostò alla Chiesa, che prometteva più ampio esercizio delle libertà cittadine. Per un interessante approccio alla pur incerta storia fanese del XII secolo (troppo spesso basata solo sulle Memorie istoriche dell’Amiani), si rimanda a Bernacchia, Dalla Pentapoli... cit., in partic. pp. 33-42.
  3. Per  un’accurata descrizione dell’epigrafe e per le incertezze circa l’interpretazione dell’ultimo verso (che indicherebbe il giorno in cui avvenne l’incendio), nonché per altri dubbi interpretativi, si rimanda alla scheda 1 in Appendice. Molti studiosi (L. Serra, L’arte nelle Marche dalle origini cristiane alla fine del gotico, Pesaro 1927, p.72; C. Selvelli, Al Duomo, “Passeggiate popolari fanesi”, VII, 1929, 18, pp. 1-5, in part. p.1; R. Battistini, Il romanico a Fano e la chiesa abbaziale di S. Lorenzo in Campo, in Arte e cultura... cit., pp. 63-68, in partic. p. 64; Battistelli, Le chiese... cit., pp. 68,69; Profumo Fano cristiana cit., p. 508, e molte guide locali) curiosamente danno più credito all’Amiani, che fissò l’incendio al 1111, piuttosto che all’epigrafe che indica inequivocabilmente il 1124; è superfluo sottolineare l’affidabilità di gran lunga maggiore del documento coevo.
  4. Le lastre dovevano essere strettamente legate alla struttura fra presbiterio e navate. Si potrebbe ipotizzare però che i pannelli scolpiti ne sostituissero altri di poco precedenti, magari perché privi di lavorazione; all’obiezione non possiamo rispondere se non mettendo in evidenza il problema della carenza di materiali testimoniata dal riutilizzo, per i pannelli scolpiti, di frammenti di un’ara di età augustea (si vedano il capitolo IV e le schede 9 e 11 in Appendice). Tale reimpiego rende piuttosto inverosimile la sostituzione di lastre installate solo qualche tempo prima.

Maria Chiara Iorio

Il Duomo di Fano
strutture e sculture medievali

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