Il Duomo di Fano

Capitolo IV
Le sculture

  1. Le lastrw, i fregi e i leoni stilofori medievali: loro ubicazione e spostamenti precedenti la realizzazione del moderno ambone
  2. L’ambone liberamente costruito
  3. I lavori promossi dopo il Concilio Vaticano II e il recupero dei pezzi medievali
  4. I pannelli con storie dell’infanzia di Cristo, i fregi e i leoni: fortuna critica e considerazioni sulla cultura degli scalpellini e sull’epoca in cui operarono
  5. Ipotesi sull’assetto originario delle lastre, dei fregi e dei leoni stilofori

5. Ipotesi sull’assetto originario delle lastre, dei fregi e dei leoni stilofori

L’ambone oggi esistente nel Duomo di Fano venne realizzato, come si è detto, nel 1941, accozzando (col tramite di pezzi moderni) gli elementi medievali da noi esaminati: ne è risultato un insieme arbitrario, essendosi ignorate le indicazioni che i pezzi stessi, ancora disgiunti, avrebbero potuto fornire sul loro antico assetto. Ci si chiede comunque se le nostre lastre fossero state effettivamente concepite come parapetti di uno o più amboni, arredi che certamente non mancavano in una cattedrale del XII secolo. Considerata la mancanza di documenti145 e l’esiguità dei pezzi rimasti non è facile rispondere al quesito al quale, forse, solo con un’accurata campagna di scavi e con l’eventuale ritrovamento di altri pezzi si potrebbe dare una risposta convincente, se non definitiva.

L’architetto Lamedica, che alla fine degli anni Sessanta aveva progettato dapprima lo spostamento dell’ambone e poi lo smontaggio dello stesso, ebbe la possibilità solo di sostituire le due corte colonne posteriori dell’arredo con altrettante della stessa lunghezza di quelle antistanti146, cosicché non poté vedere i bordi delle lastre e del fregio, occultati dalla moderna impalcatura147. Gli unici documenti che possono fornirci notizie relative all’antico assetto dei pannelli, sono una fotografia (1864), che ritrae la lastra con l’Annunciazione e la Visitazione dopo che venne tolta dal muro esterno del coro148, e la descrizione dei bordi dei pannelli fatta dal Billi149, risalente allo stesso periodo. Nella fotografia (fig. 180), seppur non troppo nitida, lungo il bordo sinistro della lastra è chiaramente distinguibile un’altra semicolonna (oggi visibile solo in parte perché affondata quasi totalmente nell’intonaco dietro la moderna cornice in pietra d’Istria), orientata ortogonalmente rispetto al pannello e che fa pensare alla originaria presenza di un ulteriore pannello collegato al nostro con cui la colonna doveva formare un angolo. Il bordo destro presenta poi una colonnina (anche questa ora solo parzialmente visibile) tagliata longitudinalmente in maniera netta, tanto da far supporre che anticamente il ciclo proseguisse su un’altra lastra affiancata a questa. Prima di azzardare ulteriori ipotesi conviene riportare la descrizione del Billi (che vide di persona le lastre appena liberate dal muro in cui erano precedentemente inserite) e le sue acute deduzioni: le sue acute deduzioni: “[...] I tre marmi hanno un foro laterale; un perno di ferro tuttora rimane saldato in uno di essi; l’Annunziata termina in una colonna più alta che non appartiene al quadro, e metà è rivolta verso il fianco, talché farebbe angolo con altro marmo che gli si addossasse: dall’altra banda poi, benché il masso sia intero, pure la colonnetta è dimezzata; suppongo dunque l’altra metà in un quarto masso perito o trasportato a Fermo150: tutti questi dati ci spingono a credere che i bassorilievi non fossero pezzi isolati e posti in parti svariate, ma bensì concatenati, e componessero un tutto con altri quadri evangelici miseramente perduti, come la Natività che doveva susseguire alla Visitazione, il Battesimo di Cristo ed altrettali [...]”. Come si vede, il Billi si soffermò a descrivere i bordi del solo pannello con l’Annunciazione e la Visitazione (di cui è rimasta la documentazione fotografica), ritenendoli forse i più significativi per la comprensione dell’antico assetto delle lastre. Quanto agli altri marmi151 egli registra (e la fotografia scattata frontalmente è l’unico documento in proposito) la presenza in ciascuno di essi di un non meglio precisato “foro laterale”, in uno dei quali era rimasto inserito un perno di ferro. Le suddette particolarità, fra le quali anche l’altezza uniforme dei pannelli, indussero il Billi a credere fermamente, e noi con lui, che essi fossero in origine senz’altro collegati gli uni agli altri e che, per ovvi motivi iconografici, fossero in numero maggiore.

Ma come potevano essere assemblati e, soprattutto, che tipo di arredo potevano costituire?

Il Billi, in proposito, afferma: “[...] Immaginarono alcuni [dunque, qualcuno prima di lui aveva preso in considerazione quei marmi, nda] che questi marmi fossero balaustri delle due cappelle laterali all’altar maggiore, perché i marmi hanno al di sopra una specie di liscio parapetto, ma oltreché non solevansi i santi misteri esporre in quel luogo a facile rottura o sfregio, non vi sarebbe stata più né unità né concatenamento in tanta distanza dei singoli ritratti. Dal posto ov’era la lapide [di Rainerio] e da altre circostanze inclino piuttosto a crederli marmi che, unitamente ai fregi scoperti, fasciassero all’esterno l’ambone o il battisterio [...]”. L’ipotesi scartata dal Billi è effettivamente da respingere, sia per le motivazioni da lui addotte, sia perché i rilievi sono lavorati in modo tale da apparire accuratamente rifiniti solo se visti dal basso152. Per quest’ultimo motivo è evidente che le lastre furono concepite per essere collocate in alto rispetto a chi le guardava, di conseguenza anche l’ipotesi del fonte battesimale sarebbe da scartare.

Il Billi, però, per dimostrare che i soggetti dei pannelli fanesi potrebbero essere idonei per un fonte battesimale, ricorda giustamente quello di S. Giovanni in Fonte a Verona che, nonostante sia differente per caratteri stilistici e per età (è riferito al 1200 circa153) presenta otto lastre con episodi della vita di Cristo dall’Annunciazione al Battesimo nel Giordano. Abbiamo già detto che i pannelli conosciuti dal Billi erano solamente tre, e che in seguito vennero alla luce la lastra con l’Annuncio ai pastori (1957; cfr. in Appendice la scheda 10) e, ancora prima (1948-’49; cfr. in Appendice la scheda 13), un frammento (poi aggiunto al pulpito nel lato aperto) con tre teste di cavallo e un alberello su un fianco che, non potendo essere accostato a nessuna delle scene conosciute, potrebbe aver fatto parte dell’episodio dell’Apparizione dell’angelo ai Magi dormienti, essendo i tre cavalli in posizione simile a quelli nella analoga scena che costituiva l’antico jubé della cattedrale di Chartres154. L’ipotetico fonte battesimale difficilmente avrebbe avuto forma quadrilatera (sia perché si trattava di una sagoma inconsueta per una vasca, sia perché i nostri pannelli erano almeno sei), più probabilmente avrebbe potuto essere esagonale oppure ottagonale. Nel primo caso155 potevano esservi quattro lastre lunghe quanto quelle dell’Adorazione dei Magi e della Fuga in Egitto (circa 176 cm) e due corte quanto quella dell’Annunciazione (circa 150 cm)156, il diametro sarebbe stato di circa 330 cm, e la sequenza delle scene avrebbe potuto essere la seguente: 1) Annunciazione e Visitazione, 2) Natività e, probabilmente, Annuncio ai pastori, 3) Adorazione dei Magi e Sogno di Giuseppe, 4) Sogno dei Magi (come fa ipotizzare il pannello frammentario con le tre teste di cavallo), 5) Fuga in Egitto, 6) Battesimo di Cristo.

Se la vasca fosse stata ottagonale con quattro lati lunghi alternati a quattro corti (in questo caso quattro lastre sarebbero andate perdute)157, il diametro sarebbe stato lungo circa 4,40 m, evidentemente troppo, se si considera che il diametro esterno della vasca del Battistero di Parma, città assai più ricca e popolosa, ove per il rito del battesimo era stato costruito l’apposito edificio a tutti noto, misura 3,20 m158. In genere, poi, sia le vasche ottagonali che quelle esagonali non solo avevano lati della stessa lunghezza, ma i pannelli erano uniti mediante pilastri angolari di cui a Fano non resta alcun frammento. Gli altri pezzi medievali rimasti nella cattedrale difficilmente avrebbero potuto far parte di un fonte battesimale; neanche il fregio, due frammenti del quale sono scolpiti su due facce tra loro perpendicolari che pertanto risultano incongruenti con una struttura esagonale o ottagonale. Più ancora delle osservazioni fin qui esposte, un dettaglio ci spinge poi ad abbandonare l’ipotesi dell’uso delle lastre per formare un fonte battesimale: l’alberello scolpito sul fianco sinistro del frammento con tre teste di cavallo (fig. 260) doveva rimanere sicuramente in vista, pertanto quel lato non era occultato né da un’altra lastra né da un pilastrino angolare: situazione impossibile in una vasca battesimale, che doveva essere chiusa da tutti i lati. Resta da considerare l’altra ipotesi del Billi secondo cui i nostri rilievi avrebbero costituito il parapetto di un ambone.

Amboni con storie dell’infanzia di Cristo risalenti alla seconda metà del XII secolo o ad età di poco successiva sono riscontrabili soprattutto in Toscana: quello di Guglielmo, per il Duomo di Pisa (1158-1162, poi trasferito nel Duomo di Cagliari), quelli nella pieve di S. Michele a Groppoli (1194) nel pistoiese, in S. Bartolomeo in Pantano a Pistoia, a S. Leonardo ad Arcetri (Firenze), a Barga (Lucca)..., ma nessuno di questi è collegabile ai nostri rilievi, non solo per la diversità di stile ma anche per l’iconografia delle singole scene, per le dimensioni (solitamente gli episodi sono entro riquadri piccoli disposti anche l’uno sull’altro) e per la presenza di altre figure fra cui, immancabili, i simboli degli Evangelisti che in tutta Italia rappresentano una costante nella ornamentazione plastica dei pergami159. Se il tema iconografico del ciclo fanese non è quindi del tutto estraneo rispetto ai soggetti raffigurati sugli amboni medievali, piuttosto problematico è il tentativo di ricostruire idealmente l’assetto di un eventuale pulpito nel quale molto probabilmente erano presenti i simboli degli Evangelisti160. Più che di un ambone isolato la cui mole, considerate le dimensioni delle lastre pervenuteci e la successione degli episodi, sarebbe stata di notevole ingombro (si ricorda che del ciclo dovevano fare parte almeno sei lastre, e che quelle rimaste sono per lo più lunghe circa un metro e mezzo), poteva trattarsi di due differenti strutture costituite ciascuna da tre o quattro pannelli, a seconda che fossero appoggiate o meno ai pilastri161. Comunque, data la presenza, nell’edificio di Rainerio, di una cripta che doveva occupare tutta l’area sotto il presbiterio e sotto lo pseudo-transetto, la zona presbiteriale, sopraelevata rispetto alle navate di circa 2,50 m162 doveva essere dotata di una lunga recinzione, forse interrotta solo dalla scalinata di accesso al presbiterio ed eventualmente arricchita da uno o più amboni. A questo punto si è tentati di immaginare che le lastre costituissero due amboni collegati alla recinzione della zona presbiteriale.

Dobbiamo aggiungere che può essere considerato strettamente connesso ai pannelli il fregio ad essi sottostante, tanto più che i rispettivi rilievi presentano precise somiglianze con alcune figure di S. Clemente a Casauria (cfr. nn. 133-138 e, in Appendice, le schede 9-16); inoltre un disegno custodito presso la Sovrintendenza di Ancona, risalente a poco prima della realizzazione dell’ambone mostra che i frammenti del fregio hanno una sezione ad L rovesciata. Essendo improbabile che i frammenti, strutture molto delicate, siano stati così tagliati nel 1941, pensiamo che quella sia la loro sezione originaria. Il fregio così sagomato non poteva essere una semplice cornice inserita nelle pareti, né l’architrave di un eventuale ciborio o di altro arredo; più probabilmente era una struttura preparata per essere posta davanti ad una pedana. Fra i frammenti di fregio sono riconoscibili due elementi d’angolo: in uno (il primo sotto il pannello con l’Annunciazione) lo spigolo è retto, mentre nell’altro (il primo sotto il pannello con la Fuga) vi è un elemento semicircolare. La presenza di tali punti d’angolo ci rivela che la struttura di cui il fregio faceva parte non era lineare, ma dotata di sporgenze e di rientranze; inoltre la sagoma differente dei due spigoli potrebbe far pensare che i frammenti del fregio ed i pannelli facessero parte di due arredi differenti: forse due amboni. Però la presenza di uno spigolo, anche a sinistra dell’Annunciazione, rende più probabile l’ipotesi secondo cui le lastre e il fregio avrebbero potuto far parte di un’unica struttura; forse più che a due amboni possiamo pensare alla recinzione dell’area presbiteriale il cui andamento però, a causa dei punti d’angolo, sarebbe stato non rettilineo, ma articolato in elementi sporgenti.

Il Matteucci nel 1942 per primo avanzò l’idea che i rilievi fanesi, così come il fregio e i leoni, potessero aver fatto parte di un pontile, idea che venne condivisa in seguito dal De Francovich, dal Quintavalle e dal Gandolfo163. Il pontile per il De Francovich è una “[...] costruzione rettangolare che si protende oltre il piano del presbiterio - donde soltanto vi si accede - verso la navata centrale, costituendo una specie di “ponte” davanti la fronte della cripta, sorretto da colonne e munito, davanti ed ai lati d’un parapetto [...]”164. Egli, come già il Matteucci, certamente aveva come punto di riferimento il pontile del Duomo di Modena, ricostruito nel secondo decennio del nostro secolo da Ambrogio Sandonnini con notevoli difficoltà ed incertezze e che, in realtà, non rispecchia l’assetto originario delle lastre campionesi (con storie della Passione, risalenti al 1184 circa), ma una sistemazione più tarda, duecentesca165. Il Quintavalle avanzò l’idea che l’ipotetico pontile fanese fosse di tipo antelamico, simile cioè a quello da lui ipotizzato per il Duomo di Parma; in seguito però egli stesso negò che nell’edificio parmense esistesse un pontile166. Data la mancanza di punti di riferimento precisi, è impossibile sostenere la tesi del pontile, così come non è semplice pervenire ad un’unica soluzione alternativa dal momento che le recinzioni presbiteriali oggi rimaste sono rare e frutto di restauri effettuati nel nostro secolo o alla fine del precedente.

Nel nostro caso l’ipotesi del pontile, presupponendo una sequenza ininterrotta di lastre, sarebbe comunque da scartare per la presenza della lastra frammentaria con i tre cavalli e l’alberello lungo il bordo, il quale, in tal caso, sarebbe stato coperto dal pannello adiacente167. Inoltre, da un saggio di scavo risalente al 1939 (epoca in cui venne rifatta la pavimentazione dell’edificio e furono modificate le scalinate di accesso al presbiterio), si appurò che fra la navata laterale destra e lo pseudo-transetto non vi erano tracce di antiche fondazioni di scale168; ciò fa desumere che in origine molto probabilmente, gli accessi al presbiterio e alla cripta dovevano trovarsi tutti nella navata centrale, quindi difficilmente poteva esserci un pontile.

Ci pare interessante rileggere ciò che il De Francovich scriveva a proposito della disposizione del parapetto presbiteriale nei casi in cui non vi fosse il pontile “[...] Nella sua forma più semplice, la zona divisoria fra navata e presbiterio si riduce ad un parapetto composto di transenne lisce o traforate o scolpite [...] allineate sul bordo superiore della fronte della cripta: la balaustra viene interrotta dalle scale che ascendono al presbiterio o dalla navata centrale o da quelle laterali. Frequentemente si innesta nel muro frontale del presbiterio il corpo sporgente di uno o due amboni, i quali, accessibili solo dal coro, formano con questo un unico organismo architettonico-decorativo, come ad esempio ad Agliate, nel S. Vincenzo a Galliano, nel S. Giacomo di Bellagio, a Sala Bolognese, dove i due amboni ai lati della scala centrale assorbono tutto la spazio disponibile tra questa e i pilastri della navata [...]”169. Anche a Fano la disposizione delle lastre poteva essere tale da formare due corpi proiettati verso la navata centrale, vediamo perché.

Una pianta dell’edificio anteriore ai lavori del 1939 (fig. 53fig. 54) e alcune fotografie dell’epoca (fig. 52) mostrano l’assetto della zona fra navata e presbiterio prima dell’introduzione delle ampie scalinate. In corrispondenza di ciascuna delle navate laterali vi erano, all’altezza dei pilastri, solo dei gradini, mentre davanti alla navata centrale si ergeva un muretto proiettato in avanti circa 1,5 m rispetto ai pilastri ed interrotto, al centro, da una scalinata larga appena un metro circa170. L’ipotesi che tale assetto possa rispecchiare quello originario non sarebbe in realtà ostacolata da nessuna delle indicazioni forniteci dai bordi delle lastre che conosciamo: il pannello con l’Annunciazione e la Visitazione (1,5 m), che presenta una colonnina angolare lungo il bordo sinistro potrebbe essere la prima lastra proiettata in avanti (a sinistra l’area potrebbe essere delimitata da una lastra non istoriata, in posizione ortogonale); la seconda lastra del ciclo (forse la Natività) deve essere immaginata allineata alla precedente, in quanto la colonna a destra della Visitazione è tagliata verticalmente, in maniera tale da presupporre una continuazione sullo stesso piano. Di fianco potrebbe essere supposta la scena con l’Annuncio ai pastori (larga 77 cm ed un po’ più corta delle altre, ma i segni lasciati dalla rotella di una sega testimoniano che è stata tagliata), quindi, di seguito, vi sarebbe stata l’Adorazione dei Magi e, ortogonalmente, un’ulteriore lastra, non necessariamente istoriata, che costituiva il parapetto laterale del corpo sporgente; oltre quest’ultima avrebbe trovato posto la scaletta di accesso alla cripta. La disposizione delle lastre potrebbe, giustamente, essere considerata arbitraria, ma è sembrata l’unica possibile, considerato che il pannello con i cavalli, ora frammentario (che abbiamo supposto far parte della scena raffigurante il Sogno dei Magi), per la presenza dell’alberello sul bordo avrebbe dovuto senz’altro essere collocato a destra della scaletta. Sempre a destra della piccola scala (la cui ampiezza di un metro potrebbe bene adattarsi alle esigenze della successione dei pannelli, anche in considerazione della loro lunghezza effettiva o, in certi casi, supposta) poteva trovarsi un corpo simmetrico al precedente, con un parapetto posto in posizione ortogonale rispetto a tutti gli altri, allineati: il primo pannello prospiciente la navata centrale avrebbe potuto essere il supposto Sogno dei Magi, poi poteva esserci la Strage degli Innocenti, quindi la scena della Fuga in Egitto e una lastra che avrebbe concluso il ciclo, forse raffigurante il Battesimo di Cristo. Oltre questa un ulteriore parapetto, ortogonale, avrebbe concluso il secondo corpo proiettato in avanti. Se la scaletta di accesso al presbiterio fosse stata larga circa un metro, come nella pianta del 1939, la lunghezza delle lastre, tutte ipotizzate di ugual misura per ragioni di simmetria e disposte come innanzi descritto, corrisponderebbe all’ampiezza della navata centrale su cui i pannelli si sarebbero affacciati. Si riconosce che le ipotesi qui sostenute si basano su pochi dati certi e che potrebbero essere confutate in seguito al ritrovamento di altre lastre o di fondamenta che indichino un assetto diverso della zona; sulla base dei dati di cui si dispone risultano però le uniche possibili. L’ultima ipotesi, in particolare, secondo cui dovevano esservi due larghi corpi sporgenti ai lati di una stretta scala di accesso al presbiterio sembrerebbe la meno improbabile alla luce dei pochi elementi a disposizione (fig. 312Afig. 312B).

Lungo il bordo inferiore dei due blocchi sporgenti, sorretti probabilmente dai leoni stilofori, avrebbe potuto correre, a mo’ di cornice, il fregio orizzontale ora frammentario (che dunque si sarebbe venuto a trovare in posizione analoga a quella attuale); infine l’accesso alla cripta dalla navata centrale poteva essere consentito da scale poste ai lati di quella ipotizzata per accedere al presbiterio.

Il capitello con gli otto uccelli (figg. 197 L, fig. 218, cfr. scheda 18 in Appendice) i cui caratteri richiamano decisamente quelli delle figure del fregio, poiché ha il diametro inferiore di lunghezza compatibile con il diametro delle basi di colonna sui leoni, può essere facilmente associato alla struttura qui ipotizzata anche se, in tal caso, si deve necessariamente supporre l’esistenza di almeno tre altri capitelli che dovevano sorreggere gli amboni171.

Note
  1. Almeno fino ad ora non ne sono stati rinvenuti al riguardo.
  2. Cfr. il par. 3.
  3. Dato che sul fregio sono visibili, qua e là le teste di alcuni grandi chiodi, inesistenti prima degli anni Settanta, avevamo supposto che il Lamedica avesse tentato di smontare il pulpito, ma l’architetto ha smentito l’ipotesi; dunque i cedimenti di alcune parti del fregio debbono ascriversi al trauma subito dalla struttura così delicata durante la sostituzione delle colonne retrostanti.
  4. Priva di interesse è invece la fotografia che ritrae il pannello con la Fuga in Egitto quand’era murato nell’atrio dell’episcopio.
  5. Billi, Monumenti... cit., p.26.
  6. Come si è detto, secondo la tradizione, il vescovo Ottinelli (1587-1603), fermano, fece trasportare nella sua città marmi antichi (si è però sempre parlato di marmi romani) per decorare una cappella privata nella propria città d’origine; di questa per il momento non è stato possibile rinvenire alcuna notizia.
  7. Si ricorda che allora non erano noti né il frammento angolare con i cavalli e l’alberello né l’Annuncio ai pastori.
  8. Grazie all’uso di un ponteggio mobile allestito allo scopo di studiare i rilievi da vicino, abbiamo potuto constatare che gli scalpellini lasciarono non rifiniti i particolari delle singole figure che non possono essere visti dal basso: per esempio la parte superiore di quasi tutte le teste e delle mani non è ben tornita, ma solo appena abbozzata.
  9. Arslan, La pittura e la scultura veronese, Milano 1943.
  10. Anche le briglie dei cavalli fanesi sono decorate in maniera simile a quelli dei cavalli di Chartres tanto da far ritenere che i quadrupedi siano senz’altro riferibili ai tre personaggi regali (anche se non necessariamente all’episodio del Sogno dei Magi: portebbe essersi trattato, in alternativa, della loro visita ad Erode). Una riproduzione del rilievo francese con l’Angelo che appare ai magi dormienti si trova in Mâle, Le origini del gotico cit., pp. 234-235.
  11. Ringrazio gli architetti Caterina Giuliani e Salvatore Sorrone per avermi fornito i risultati delle loro valutazioni circa le possibili disposizioni delle lastre per formare un fonte battesimale.
  12. Se invece i pannelli corti fossero stati quattro e quelli lunghi due, l’unica successione possibile sarebbe terminata con la Fuga in Egitto, e la Natività sarebbe stata rappresentata su una lastra corta.
  13. In tal caso la sequenza delle scene avrebbe potuto essere la seguente: Annunciazione e Visitazione, Natività, Annuncio ai pastori, Adorazione dei Magi e Sogno di Giuseppe, Sogno dei Magi, Fuga in Egitto, Strage degli innocenti, Battesimo di Cristo.
  14. Il diametro della vasca sarebbe stato eccessivo, soprattutto se questa fosse stata all’interno del Duomo; se si volesse supporre che la base dell’attuale campanile sia traccia dell’antico battistero, le dimensioni dell’eventuale vasca ottagonale apparirebbero meno sproporzionate rispetto all’ipotetico edificio, ma pur sempre esagerate.
  15. L’ambone di Casauria, come molti pulpiti abruzzesi, presenta parapetti con ricche decorazioni fitomorfe, interrotte solo dai simboli degli Evangelisti.
  16. Questi, se mai vi furono, devono essere andati perduti, come alcune delle lastre del ciclo.
  17. L’ambone unico, per i motivi sopra esposti, è difficilmente ipotizzabile; d’altra parte due amboni costituiti da tre pannelli ciascuno potevano avere: uno l’Annunciazione e la Visitazione, la Natività e l’Annuncio ai Pastori; l’altro l’Adorazione dei Magi, il Sogno dei Magi e la Fuga in Egitto. I simboli degli Evangelisti avrebbero trovato posto però solo nel caso in cui gli amboni fossero costituiti ognuno da almeno quattro lastre.
  18. Cfr. cap. II.
  19. De Francovich, Benedetto Antelami... cit.; A. C. Quintavalle, Romanico padano e civiltà d’Occidante, Firenze 1969, p. 197; Gandolfo, Arte romanica, cit., p. 341.
  20. De Francovich, Benedetto Antelami... cit., p. 116.
  21. Un’attenta lettura della relazione dei restauri del Sandonnini (Relazione sulla ricostruzione del pontile del Duomo di Modena, Modena 1915; Idem, Appendice alla relazione sulla ricostruzione del pontile del Duomo di Modena, Modena 1916) permette di comprendere che con il restauro venne ripristinato l’assetto duecentesco della zona, non la struttura per cui le lastre campionesi erano state concepite (probabilmente un ambone). Il concetto di pontile, d’altro canto, è molto incerto: il termine stesso compare, per Modena, non prima del XV sec. (cfr. A. Dondi, Notizie storiche ed artistiche del Duomo di Modena raccolte ed ordinate dal Can. A.D., Modena 1896).
  22. Quintavalle, Benedetto Antelami cit., p. 47.
  23. L’alberello, nel caso in cui vi fosse stato un pontile, sarebbe rimasto in vista solo se la lastra di cui faceva parte fosse stata posta all’inizio o alla fine del ciclo; ma i tre cavalli, come si è detto, dovrebbero essere legati agli episodi con i Magi, ed è improbabile che una scena con i Magi potesse inaugurare o concludere il racconto.
  24. SBAA, lettera dell’architetto Bartolucci datata 16 maggio 1939.
  25. G. De Francovich, Benedetto Antelami..., cit., p. 116.
  26. Non essendo stati effettuati scavi in profondità fra navata centrale e presbiterio, questi documenti sono di notevole interesse in quanto ci forniscono la più antica notizia relativa all’assetto della zona.
  27. Il Billi (Monumenti... cit., p. 27) ipotizzò che il capitello in questione poteva essere stato un candelabro (ed è stato utilizzato anche in anni recenti come supporto del cero pasquale); ma le dimensioni compatibili con quelle delle basi di colonna dei leoni, i fori in basso, oltre alla differente tipologia e maggiore complessità dei candelabri del XII-XIII secolo, inducono a credere che il nostro fosse stato concepito come semplice capitello.

Maria Chiara Iorio

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