Il Duomo di Fano

Capitolo II
L’architettura

  1. Considerazioni di carattere generale
  2. I contrafforti
  3. Le cappelle laterali
  4. L’area presbiteriale
  5. Il piano dell’antico presbiterio
  6. I lavori per l’ottavo centenario
  7. I restauri successivi all’abbattimento del campanile
  8. I lavori del 1967–70: la scoperta del sistema di copertura
  9. Saggi di scavo all’esterno del Duomo
  10. I pilastri
  11. I capitelli
  12. Confronti con edifici marchigiani coevi
  13. Legami con l’architettura lombardo–transpadana

4. L’area presbiteriale

Se l’introduzione delle cappelle laterali, ampliando la volumetria dell’edificio, ne ha lasciata intatta la struttura portante ed intuibile la situazione originaria, gli interventi effettuati nella zona presbiteriale35 sono stati ben più drastici ed arbitrari, tanto che l’assetto primitivo è ora solo, a stento, ipotizzabile36.

Attualmente il presbiterio si innalza appena 0,90 m sopra le navate, alle quali è collegato mediante quattro gradini che si estendono da un muro perimetrale all’altro, interrotti solo dai pilastri (fig. 22: BE-IV)37.

Sulla testata si aprono tre cappelle rettangolari: da sinistra, quella del SS. Sacramento, del Coro e dei SS. Patroni Orso ed Eusebio (fig. 22: BE-V,VI); solo della prima si conosce la data di fondazione, il 152438. Si ritiene che originariamente le tre navate si concludessero con altrettante absidi, il cui innesto doveva essere proprio là dove, oggi, sono gli attuali archi che introducono alle cappelle di testata; l’arco della cappella del Coro (fig. 40) e quella dei Santi Patroni (fig. 41) presentano, infatti, ciascuno uno sguancio tale da far pensare all’innesto degli antichi catini absidali. Interessante notare che la cappella del SS. Sacramento, più volte restaurata, ha invece un arco di accesso dal profilo piatto: l’ipotesi dunque dell’innesto delle absidi a quest’altezza potrebbe essere considerata verosimile pur essendo, per il momento, lo sguancio delle arcate l’unico indizio a cui appigliarsi39.

Nel 1864 il canonico Alessandro Billi40  segnalò per primo la presenza di una lapide murata all’esterno del coro, sopra i rilievi con scene dell’infanzia di Cristo41, su cui era incisa la scritta: “COSMVS GERIVS PISTORIEN. EPS. FANENS. 1537”. Si pensò allora che, essendo quella la più antica data documentata riferibile al coro, l’epigrafe testimoniasse l’avvenuta trasformazione della struttura42, ma non sappiamo se al 1537 risalga anche la demolizione della probabile abside centrale né di che portata siano stati gli interventi voluti dal vescovo pistoiese.

Documenti d’archivio confermano che Cosimo Gheri effettivamente promosse un rifacimento nella zona est dell’edificio. Vittorio Bartoccetti, che sulla base di una documentazione inedita precisò punti controversi sulle vicende oscure della vita del Gheri43, ci racconta che il prelato fu un letterato, amico del Bembo e del Della Casa, e che nei primi anni del vescovado non risiedeva a Fano, bensì a Padova dove, essendo ancora giovane, studiava. Occasionalmente però si recava nella città marchigiana da cui pure presto si dipartiva per evitare le contagiose malattie così virulente nella zona...  Nel settembre del 1535, durante un sopralluogo a Fano, progettò lavori di sistemazione del coro del Duomo e dell’organo; non si specifica altro, se non che: “ Nel 1536 i lavori di restauro, ossia di allargamento del coro del Duomo e sistemazione delle due cappelle laterali procedono alacremente. [...] Nel Natale però le funzioni si fecero serrando la chiesa con tavole. [...] Sebbene l’inverno del 1537 fosse cattivo, i lavori proseguirono, ma il Gheri era preoccupato di non vedere terminata la Cappella Maggiore [...]”44. Morì infatti nello stesso anno e si sa che nel testamento lasciò 100 scudi per la fabbrica, più tutto il materiale acquistato a sue spese. Il lavoro fu portato a termine dai suoi successori, il cardinale Bertano (1537-1559c.) e il vescovo Capilupo (1560-1566)45. Il Gheri, dunque, aveva intrapreso dei lavori che dovettero durare circa una trentina di anni, risultando iniziati nel 1536 e portati a termine sotto il vescovado del Capilupo, cioè entro il 1566. Non dovette essere un’operazione da poco e probabilmente non si trattò solo dell’ “allargamento del coro e della sistemazione delle due cappelle laterali”46. Tradizionalmente si fa risalire la soppressione della cripta allo stesso periodo; la supposizione non è improbabile, visto che le lastre, che dovevano far parte dell’assetto della zona, furono trovate murate sotto l’epigrafe del 1537; inoltre, dal momento che il Gheri, di costituzione delicata, temeva ossessivamente le malattie contagiose allora molto diffuse, non è escluso che lo stesso abbia progettato la chiusura della cripta per questioni igieniche, o forse ci furono motivi legati al riassetto generale del presbiterio.

Laconiche sono le notizie che riguardano l’edificio nei secoli seguenti. Fu scritto che il vescovo Giulio Ottinelli (1587-1603) fermano, decorò una cappella di famiglia nella sua città natale con marmi provenienti da Fano, e probabilmente anche dal Duomo, di cui aveva manomesso il prospetto esterno; nel 1641 crollò, verso l’organo, la volta soprastante il quarto pilastro a destra; nel 1672, in seguito ad un terremoto, cadde la parte alta della torre campanaria distruggendo le campate sottostanti e la cappella del SS. Sacramento; nel 1749, appena rifatto il coro che era andato in rovina per una combustione, esso subì un nuovo incendio distruttivo, che arrivò a danneggiare anche gli affreschi del Domenichino nella cappella Nolfi47.

Note
  1. Interventi anche assai anteriori a quelli per rimediare ai crolli parziali e a quello totale del campanile.
  2. Almeno fin quando non verranno effettuati saggi sul terreno per individuare le eventuali fondamenta delle absidi e la situazione nell’intera zona presbiteriale, compresa la cripta sottostante.
  3. L’allineamento dei gradini e l’attuale arredo del presbiterio, compresa la sistemazione dell’ambone e l’esposizione di rilievi frammentari medievali, si devono all’architetto Gianni Lamedica; di questi interventi, risalenti al 1968-1973 , si tratterà più avanti.
  4. Cfr. Asioli, La cattedrale... cit., p. 49. Sull’altare della cappella dei SS. Patroni, si conserva una tela di Ludovico Carracci rappresentante i SS. Orso ed Eusebio che invocano la protezione della Madonna Assunta sulla città di Fano.
  5. Siamo consapevoli della labilità delle basi su cui si fonda la supposizione, dal momento che le strutture possono essere state rimaneggiate nel corso dei secoli e per il fatto che l’innesto delle absidi non avviene sempre necessariamente attraverso sguanci.
  6. Billi, Monumenti... cit., p. 13.
  7. Dei rilievi risalenti al XII secolo, assemblati nel 1941 per costituire un ambone, si tratterà più avanti.
  8. Cfr. nota 5.
  9. Mons. Vittorio Bartoccetti trovò e pubblicò documenti riguardanti il vescovo in questione, conservati presso l’Archivio del Comune di Fano e quello Notarile di Pesaro (sono andati perduti i volumi dell’Archivio Capitolare risalenti ai tempi del Gheri). Cfr. Bartoccetti, Cosimo Gheri Vescovo di Fano, 1528-1537, “Studia Picena”, I, 1926, pp. 153-208.
  10. Bartoccetti, Cosimo Gheri... cit., pp. 204-205.
  11. Notizie sulla vita di Cosimo Gheri erano già state pubblicate da Vittorio Capponi (Bibliografia pistoiese, Pistoia 1878, pp. 216-221), il quale però non si era soffermato sulle iniziative che il vescovo Gheri aveva intrapreso a Fano. Su Bertano e Capilupo cfr. Serafino Prete, I vescovi delle Marche al Concilio di Trento (1545-1563), “Studia Picena”, 50, 1985, pp. 5-25.
  12. Cfr. nota 44.
  13. Per queste notizie cfr. Asioli, La Cattedrale... cit.

Maria Chiara Iorio

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