A un centinaio di metri dalla porta di Augusto, entro la cerchia delle mura romane, sorge la nostra cattedrale, il cui prospetto si affaccia, come si è detto, sulla via Flaminia, ora via Arco di Augusto corrispondente al decumano massimo della città.
Attualmente, dall’esterno, l’edificio, a pianta basilicale e regolarmente orientato (fig. 16), non è pienamente godibile in tutte le sue parti, in quanto soffocato da costruzioni risalenti ad epoche diverse che, quando non ne occultano le strutture, costringono ad una visione di scorcio. Così gran parte del lato sud, e tutta la zona est, da una testata all’altra del transetto, sono circondati dalla casa parrocchiale e dall’attiguo palazzo vescovile che, separati dalla basilica solo tramite piccoli cortili interni, fanno di questa importante zona un’area “riservata”1. Il resto del lato sud, corrispondente alla lunghezza delle prime tre campate interne, risulta pure alquanto sacrificato poiché prospiciente una stretta stradina chiusa, dalla quale si può avere solo una visione assai di scorcio delle pareti. Meglio godibile è la facciata, in posizione arretrata rispetto a via Arco di Augusto. Il fianco nord, infine, in corrispondenza delle campate quarta e quinta, è in parte occultato dalla torre campanaria2 , mentre per il resto è costeggiato da via Rainerio, strada che il quattrocentesco Palazzo Arnolfi restringe, sempre più, man mano che si procede verso ovest (fig. 17).
In origine attorno alla costruzione3 doveva esserci più spazio, se non altro perché, pur se venisse confermata la supposta presenza di contrafforti sporgenti4 anche a sinistra, come già a destra, sicuramente non vi erano le cappelle gentilizie, le quali vennero aggiunte solo dal XIV secolo in poi.
Impresa ardua lo studio e la ricostruzione, pure solo immaginaria e parziale dell’antico assetto della cattedrale, edificio che fin dalle origini, probabilmente anche per il ruolo di Chiesa Madre, ha subito continui rifacimenti ed aggiornamenti, gli ultimi dei quali risalenti ad appena un paio di decenni fa.
Sulla base di documenti (assai avari di notizie utili ai nostri fini quelli dei secoli scorsi, relativamente più interessanti, anche se non puntuali, i più recenti), delle poche pubblicazioni esistenti5, e soprattutto grazie all’osservazione, al contatto diretto col monumento e a letture di più ampio respiro fatte per effettuare comparazioni con altri edifici, si è tentato di discernere il nuovo dall’antico e di individuare l’assetto della fabbrica originaria.
La pianta dell’edificio è di tipo basilicale, con tre navate e pseudo-transetto (cioè con transetto non sporgente rispetto al corpo della pianta). Ciascuna navata è costituita da cinque campate di cui quelle più orientali (corrispondenti all’area presbiteriale la centrale, e le laterali alle braccia dello pseudo-transetto) sono più lunghe e rialzate delle altre.
La lunghezza totale della chiesa misura 45 m, la larghezza è di 21 m, mentre le volte della navata centrale raggiungono i 14 m. Lo spazio interno è organizzato da pilastri polìstili che sorreggono volte cupoliformi, con costoloni a sezione rettangolare sulla navata centrale, e prive di costoloni sulle laterali. La nave centrale è larga circa il doppio della altre6, è alta circa 4 m di più di quelle e riceve luce solo dalla grande ruota in facciata e dalle finestre del coro7. Le campate, rettangolari “per largo” nella navata centrale e “per lungo” nelle laterali, hanno dimensioni piuttosto irregolari, dal momento che la parete perimetrale, a sinistra, tende a convergere dalla parte del presbiterio, e la larghezza degli archi longitudinali (tutti a pieno centro) non è costante8; inoltre il quarto pilastro, a sinistra, è leggermente spostato verso il presbiterio rispetto al corrispondente della fila destra.
Entrando nell’edificio (fig. 18–fig. 19–fig. 20), a causa della forma prismatica dei pilastri e dei capitelli, dell’uniforme intonaco giallino che ricopre quasi la totalità delle strutture, della presenza della moderna pavimentazione marmorea, nonché delle cappelle in gran parte ricoperte di marmi, si può ricavare l’impressione che della costruzione del maestro Rainerio non sia rimasto pressoché nulla. In realtà lo scheletro dell’edificio, malgrado le evidenti manomissioni, deve essere ancora quello originario. Lo si deduce dal rinvenimento, nei muri laterali delle cappelle a sud (innalzate dal XIV secolo), di massicci contrafforti esattamente in corrispondenza degli attuali pilastri; è da ritenersi che la struttura delle volte nonostante alcuni rifacimenti e, ovunque, i necessari consolidamenti, sia quella antica, in quanto nel 1967, in occasione di urgenti lavori di restauro, si scoprì che gran parte del tetto sulla navata centrale e su quella laterale a sinistra, aveva le tegole ancora poggianti sulla superficie muraria che ricopre le volte, secondo la consuetudine dei costruttori romanici “lombardi”. Per la questione delle volte si vedrà più avanti, quando si tratterà dei restauri operati negli anni Sessanta; per il momento si prendono in considerazione i contrafforti trasversali all’antica parete sud, la cui muratura in parte è in vista.
Maria Chiara Iorio