Attività di ricerca e studio di beni archeologici del Museo 'A. Vernarecci' di Fossombrone

Relazione sui trapezofori in marmo
di Marcello Montanari

Etimologicamente il termine trapezoforo sta ad indicare il sostegno del tavolo. In epoca tarda passa a significare anche l’intero tavolo. Il termine archeologico moderno, adoperato a partire dai primi del 1800, si riferisce in genere a un supporto di tavolo particolarmente ornato e lavorato, per lo più a forma animale o di parte di esso, o umana.

Se si considera il tavolo come semplice piano di appoggio per cibi o suppellettili, esso si trova attestato in forme semplici fin da tempi antichissimi. La consuetudine di foggiare le gambe di tavoli a mo’ di zampe di grossi felini ha origine presso gli Egizi, per poi essere copiata dai popoli mesopotamici. Più sobria la moda nella Grecia classica ove erano diffusi tavoli rettangolari semplici e di piccole dimensioni, utilizzati soprattutto durante i pasti come sostegno per cibi e vasellame da mensa. A questa tipologia alla fine del IV secolo a.C. si affianca il tavolo circolare a tre gambe (delphica).

Dall’età ellenistica si diffonde il gusto di adornare i sostegni di questo mobile che assumono l’aspetto di gambe teriomorfe, cosa che durerà per tutta l’età imperiale.1

Durante il II secolo a.C. affluiscono i primi tavoli di lusso a Roma come preda dei generali vittoriosi di ritorno dalle guerre di conquista in Oriente, insieme ad altri prodotti dell’artigianato artistico ellenistico, contribuendo in parte alla diffusione della luxuria asiatica nella città dei sette colli, tanto osteggiata dai sostenitori del mos maiorum (Liv., XXXIX 6, 7; Plin., Nat. Hist. XXXIV 14). I tipi più diffusi sono in marmo, ma sono attestati anche esemplari in bronzo ageminati in argento, soprattutto rinvenuti a Pompei ed Ercolano. Nel secolo successivo l’uso di questi mobili si estende a tutta la penisola italica.

La loro diffusione si accompagna a una sempre maggior richiesta di mercato che sortisce come effetto la nascita di un cospicuo numero di piccole botteghe, la cui attività si focalizza sulla produzione di una grande varietà di scultura decorativa in marmo sia d’importazione che estratto nella penisola. Queste officine diedero un considerevole incremento alla produzione di trapezofori figurati.

I tavoli potevano essere rettangolari con tre o quattro gambe, anche a zampa leonina, oppure circolari a tre gambe (delphica, così chiamato perché il triplice sostegno richiamava visivamente il tripode sacro all’Apollo di Delfi).

Alcune precauzioni sono d’obbligo quando si parla di esame stilistico sui trapezofori: le ridotte dimensioni dei manufatti, che quasi mai superano il metro di altezza, comportano l’eliminazione dei dettagli e la semplificazione delle forme e dunque non consentono di applicare a questa categoria il metodo del confronto stilistico di norma utilizzato nell’analisi archeologica. A questo si aggiunga che i trapezofori figurati non sono vere opere di scultura, ma rientrano nella categoria dell’artigianato decorativo e dunque sono caratterizzati da dettagli esornativi che tendono ad essere riproposti anche per lunghi periodi di tempo senza effettivi cambiamenti nella forma.

Date queste premesse, resta fermo che la presenza di questi elementi in un municipio come Forum Sempronii attesta anche da questo particolare punto di vista la ricchezza di alcune domus come quella scavata in questi ultimi anni dall’Università di Urbino che occupa un posto centrale nel municipio sorto lungo la via Flaminia.

Il prestigio del signore della domus emerge con prepotenza e chiarezza anche dall’attenzione e dalla cura posta negli elementi di arredo della casa, che tradiscono l’agiatezza economica del proprietario, fino alla scelta di trapezofora in marmo, materiale pregiato, e nella lavorazione di tali oggetti, quasi opere di scultura nel loro genere, che conferiscono a questi manufatti una valenza di status symbol e che sottolineano la raffinatezza e il gusto del committente.

Dal territorio di Forum Sempronii provengono infatti cinque trapezofori in marmo. I due esemplari più raffinati, con testa leonina inserita su gamba teriomorfa, sono con ogni verosimiglianza identificabili come sostegni di delphica, un tipo di tavolo rotondo utilizzato in vari ambienti delle domus romane. Tenute presenti le precauzioni riguardo alle datazioni di questi oggetti cui si è fatto cenno, sembra di poter ascrivere questi elementi al II secolo d.C.

Un altro frammento simile, con testa leonina sbocciante da un motivo floreale, è stato quasi certamente riutilizzato come elemento decorativo di fontana, per via di una grossa apertura in corrispondenza della bocca della fiera.

Un quarto frammento di trapezoforo si distingue dai precedenti per l’assenza della testa leonina. È costituito da una gamba teriomorfa coperta da motivi vegetali ed è probabilmente databile alla prima età imperiale.

Il quinto frammento di trapezoforo, di cui non si conosce l’esatta provenienza, ma comunque trovato sempre nel territorio di Forum Sempronii, raffigura una zampa ferina e costituiva la parte terminale di supporto di tavolo rettangolare a tre o quattro gambe. Data la riproposizione di questi temi per lunghi periodi, è difficile avanzare una proposta di datazione del reperto, che comunque sembra plausibile inserire tra i primi secoli dell’età imperiale.

La serie è conclusa da un frammento in marmo raffigurante una gamba nuda con ginocchio piegato facente parte sempre dell’arredo di una domus romana, con buona probabilità da considerare come elemento decorativo di una fontana.

Note

1. In generale sui trapezofori figurati vedi W. Deonna, Le mobilier délien, in Explorations archéologiques de Dèlos, XVIII, Parigi 1938; F. Coarelli, in “E.A.A.”, VII, 1966, s. v. Trapezoforo, pp. 968-969,. G. M. A. Richter, The furniture of the Greeks, Etruscans and Romans, Londra 1966; Hiesel, Samische Steingeräte, Hamburg 1967; F. Coarelli, Il commercio delle opere d’arte in età repubblicana, in “Darch”, I, 1983, pp. 45-53; R. Cohon, Greek and Roman stone table supports with decorative reliefs, New York 1984; T. Stephanidou Tiveriou, Trapezofora tou Mouseiou Thessalonìkes, Tessalonica 1985; G Ch. F. Moss, Roman marble tables, Princeton 1988; F. Rossi, Considerazioni su un gruppo di trapezofori lunensi in marmo di Numidia, in “Quaderni Centro Studi Lunensi”, n. s. II, 1996, pp. 59-82.

 


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